Non basta cianciare di liberalizza-
zioni, come se si trattasse di mettere all’asta
qualche vecchia caserma. Si tratta di abban-
donare radicalmente tutto ciò che è comune
o – come eufemisticamente si suole dire –
“pubblico”, perché lì sta il male, l’inevitabi-
le corruzione, il lassismo, l’assenteismo, la
querulomania, l’autodenigrazione, lo stordi-
mento, l’umiliazione metodica di chi ci lavo-
ra, umiliazione che i sindacati da tempo im-
memore cercano di glorificare. E’ indispen-
sabile che i lavoratori partecipino all’impre-
sa; senza l’onore del rischio nessun degno la-
voro ma solo rancorosa schiavitù. Natural-
mente tutto questo non si può compiere con
un decreto legge, da un giorno all’altro; per
abbattere il comunismo occorre innanzitut-
to abbattere nelle menti l’idea che esso sia
garante di benessere e di felicità, di giustizia
e di etica.
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Uri





avete detto…