15 nov 11

N on  ho  paura  dell’antiberlusconiano
cieco  in  sé,  ho  paura  dell’antiberlu-
sconiano cieco in me. Ma non per l’euforia
da governo che cade il sabato sera, salvan-

do tra l’altro molte coppie dallo sconforto
coniugale del fine settimana, quando biso-
gna per forza frequentarsi: le dimissioni di
Silvio Berlusconi hanno creato l’occasione
notturna per uscire di casa o riempire di
punti esclamativi i social network, brinda-
re, abbracciarsi, festeggiare, ridere, suona-
re il clacson come dopo le partite, cantare
“Bella  ciao”.  E  urlare  qualche  carineria
come: buffone, fuori dai coglioni, vattene,
sparisci, vergognati. Poi sputi e monetine,
che sono un modo bizzarro di dimostrare
la propria superiorità morale, esistenziale,
etica e artistica, il proprio impellente bi-
sogno di un uomo della Provvidenza in lo-
den, dopo che la volgarità del Cav. ha crea-
to tanto imbarazzo davanti alla comunità
internazionale. Una festa è una festa, c’è
sempre chi si ubriaca e dice idiozie, e se
per festeggiare bisogna gridare a un presi-
dente del Consiglio che si è appena dimes-
so: testa di cazzo, e poi correre a scrivere
su Facebook che si prova una certa nostal-
gia della ghigliottina, come dicono a South
Park non sono d’accordo con quello che ur-
late ma difenderò fino alla morte il vostro
diritto a urlarlo (davanti alle telecamere,
per  fare  una  bella  figura  che  restituisca
credibilità al paese). Non mi scandalizza
l’antiberlusconiano cieco in sé, insomma,
che con Pier Luigi Bersani grida: “Festeg-
giamo la liberazione” e non sente l’umilia-
zione di non essere riuscito a costruire nes-
sun orizzonte, ma mi sconvolge l’antiberlu-
sconiano cieco in me, quella cosa istintiva
che mi ha fatto dire: era ora, basta, non se
ne poteva più (queste parole vanno comun-
que  usate  sempre,  come  premessa  di  ci-
viltà e di accettabilità sociale in ogni luo-
go, anche a una festina di bambini delle
elementari,  ovunque,  per  poter  magari
sommessamente aggiungere: non sono fie-
ro di un governo tecnico che non abbiamo
scelto, incitato, voluto), e dirlo anche sen-
za avere nessuna vittoria da festeggiare,
senza  sapere  che  cosa  cambierà,  in  una
democrazia commissariata. Sabato sera è
cambiato che Crozza non faceva più ride-
re, mentre in doppiopetto cantava il suo
elogio  funebre  al  Cav.,  “Ho  fatto  i  cazzi
miei” al posto di “I did it my way”. Però
tutti dicono: senti che bel vento, che bello
spread  (è  risalito  subito  come  un  pazzo,
ma non si può dire perché è da disfattisti),
che  democrazia  alta,  e  che  vittoria,  ma
nessuno ha vinto le elezioni, nessuno ha
detto: votatemi. L’antiberlusconiano cieco
in me poi, già minato dalla realtà, ha let-
to il commento in prima pagina sull’Unità
della scrittrice Clara Sereni, ieri: a parte
i paragoni con il fascismo, ha scritto che,
una volta sgombrate le macerie (non ades-
so),  bisognerà  ricominciare  a  progettare
(non a fare, a progettare). “Sapendo di do-
ver smettere di essere figli e farci comple-
tamente adulti”. L’alibi del berlusconismo
è già stato sostituito dall’alibi delle mace-
rie e del passaggio all’età adulta, ma per-
fino dalla necessità di liberarci tutti dal-
le “cellule di berlusconismo che si sono
radicate in noi, nessuno escluso”. Quanti
decenni e quanti governi tecnici di sobri
banchieri in loden ci vorranno per purifi-
carsi anche dall’ultima cellula berlusco-
niana e combinare finalmente qualcosa?
Nel frattempo, bisogna chiedere se siamo
felici, e rispondere ciecamente sì.

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3 commenti.

  • Fede scrive:

    è sempre un piacere leggerla: disincantato ma non negativo.
    Ps: a me crozza continua a piacere :-)

  • rosy tutt'altro che depressa scrive:

    BENEDETTI, SENZA PATRIMONIALE E RIFORMA FISCO NON C’E’ CRESCITA…
    – Il presidente della Cir Carlo De Benedetti e’ convinto della necessita’ di una riforma fiscale che vada a toccare anche i patrimoni per poter fare crescita. “Si fa un gran parlare di crescita, ma senza una grande riforma fiscale che sposti in modo consistente il prelievo fiscale dal lavoro e dalle imprese alla ricchezza statica, ai patrimoni, non si libereranno mai le energie necessarie a un vero rilancio dello sviluppo nel nostro Paese”.
    Lo ha affermato intervenendo alla cerimonia di intitolazione della fondazione a Bruno Visentini all’universita’ Luiss, alla presenza anche del capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Del resto -ha continuato- favorire fiscalmente chi produce e lavora, penalizzando chi accumula -ha continuato- come ci ha insegnato Luigi Einaudi, e’ l’essenza stessa del liberalismo”.
    DE BENEDETTI, IN QUESTI MESI POLITICA…
    – ”Guardo al mondo della politica ed allo spettacolo indecente che sta dando in questi mesi”. Lo ha detto il presidente onorario Cir, Carlo De Benedetti, intervenuto ad una cerimonia all’universita’ Luiss, aggiungendo: ”ma penso anche alla finanza ed ai disastri planetari causati da un’ansia di profitto davvero fuori misura”.
    – «ORA LO SHOW È FINITO MA ANCHE IL PD HA DELUSO LE MIE ASPETTATIVE»
    DE BENEDETTI: MONTI UNICA SCELTA, NAPOLITANO GENIALE

    Ingegner De Benedetti, che impressione le ha fatto la caduta di Berlusconi?
    «La fine di uno show. Berlusconi è stato, ed è, un serial tv durato troppo a lungo. Tutto è cominciato su un set televisivo, con la messinscena del tavolo di noce e del contratto con gli italiani, alla presenza di un notaio fasullo anche quello. Termina con la tragedia di un Paese eticamente distrutto, economicamente sfiancato, finanziariamente sull’orlo del fallimento. Ora lo show è finito».
    Ma Berlusconi non è ancora stato battuto.
    «Sia chiaro che è caduto in Parlamento, dove non aveva più i voti per governare. L’analisi storico-politica si farà carico di spiegare come un Paese si sia convinto a dare il proprio consenso a un illusionista, e poi abbia tollerato una figura retrò che impersonava la vecchia corruzione, il vecchio sessismo, il vecchio machismo. Nel mondo ormai veniva definito “buffoon”. A me rimane una tristezza: come una classe dirigente abbia tollerato-favorito-tratto vantaggi personali dal rapporto con lui, mentre l’Italia andava a picco al suono del suo pifferaio magico che addirittura negava la crisi».
    Cos’ha provato nel vedere la folla che lo insultava sotto casa?
    «Gli insulti sono sempre un elemento di inciviltà. Ma talvolta il popolo ha bisogno di uno sfogo, più folkloristico che sostanziale. Nel serial tv il finale prevede, come nelle grandi opere musicali, la parte del coro; ed è proprio a quel punto che si chiude il sipario. Comunque, è una cosa che sarebbe stato meglio non fosse successa».
    La crisi è davvero così drammatica?
    «Sì. Ho passato la scorsa settimana tra Washington e New York. E ho scoperto che l’Italia è importante come mai in passato: la crisi del suo debito può destabilizzare il mondo intero; a cominciare dalla Francia. Non a caso Obama ha auspicato una soluzione tecnocratica per Grecia e Italia. Un grande banchiere mi ha confidato che la sera non riesce a dormire, in preda a cattivi pensieri; e il primo è l’Europa. È stato allora che mi sono reso conto che stavamo precipitando nel baratro, l’orologio della politica non coincideva con l’orologio dei mercati, e occorreva una grande accelerazione».
    Monti è una «soluzione tecnocratica»?
    «Non so fino a che punto gli italiani siano riusciti a capire la straordinarietà di quanto ha fatto Napolitano la settimana scorsa. La lucidità, il tempismo, la determinazione, e la vera genialità politica con cui ha trasformato un professore in un padre della patria. Monti era l’unica scelta. Ho molta fiducia in lui».
    Eppure in questi giorni la Borsa ha continuato a soffrire, lo spread e i rendimenti dei titoli di Stato a salire.
    «Perché non basta cambiare l’etichetta; la gente vuol sapere cosa c’è dentro la bottiglia. La questione non è solo italiana, il problema della leadership è mondiale. Salvare la democrazia dalla tecnocrazia è un grande compito. Io penso che Monti rappresenti il meglio che la tecnocrazia può offrire: è la nostra ultima occasione, guai a perderla; viva Monti, mille volte. Ma la gente come me, che sono un democratico vero, spera che la tecnocrazia venga presto sostituita dalla politica.
    Altrimenti si apre l’orizzonte inquietante della demagogia, amplificata dalla grande rete comunicativa di Internet. È nato così un fenomeno come Obama: ottimo candidato, pessimo presidente; al punto che alcuni tra i suoi grandi finanziatori del 2008 stavolta voteranno Romney».
    I partiti italiani sosterranno davvero un governo da cui sono esclusi?
    «I più grandi beneficiari di un governo tecnico saranno i partiti. Un governo tecnico darà loro respiro, consentirà di recuperare quella capacità di parlare ai cittadini che tutti hanno perso, a destra ma anche a sinistra».
    Anche il Pd, la cui nascita lei aveva salutato con favore?
    «Il Pd non ha corrisposto alle aspettative mie e a quelle di tanti entusiasti alla sua nascita. Bersani è un’eccellente persona, è stato un ottimo ministro, si è dimostrato anche in questa circostanza un politico eccellente, fermo e intransigente sui suoi principi ma duttile come la circostanza richiedeva; ma, in un’epoca in cui la comunicazione è così importante, lui è più efficace comunicativamente nella versione Crozza che in quella originale. Ringraziamo però che ci sia Bersani perché, al di là delle amicizie personali, troppi a sinistra non sopportano più le liti trentennali D’Alema-Veltroni».

    Renzi non la convince?
    «Assolutamente no. La rottamazione può essere la condizione per un progetto. Non può essere un progetto in sé. Di Berlusconi ne abbiamo già avuto uno. E ci è bastato».
    Cosa pensa della composizione del governo?
    «Mi sembra una squadra con grandi professionalità. L’importante ora e che li lascino lavorare perché il compito che li attende è drammatico».
    Quanto dura, secondo lei?
    «Parlare di governo a termine è ridicolo. L’unico termine sono le elezioni del 2013. Ma in 15 mesi Monti potrà solo iniziare un lavoro che durerà molto di più. Ci vorranno cinque, forse dieci anni per riparare ai guasti degli ultimi venti».
    Questo significa che Monti potrebbe tornare a Palazzo Chigi sostenuto da un nuovo centrosinistra?
    «Non credo che Monti abbia intenzione di schierarsi, fondare partiti, guidare campagne elettorali. La sua forza è proprio nell’essere neutro, nel fatto che non favorirà né l’uno né l’altro. È un liberale, sia nel senso europeo sia nel senso americano del termine. È un einaudiano e un kennedyano allo stesso tempo. Ma non è padre Pio. Non è un dio. Cercherà di fare alcune cose, inclusa, spero, la legge elettorale e la patrimoniale, che personalmente ho suggerito due anni e mezzo fa».
    È davvero necessaria la patrimoniale? E di quale tipo?
    «Serve una patrimoniale light, sotto l’1%, su tutto. Ma non per ridurre il debito, né per sistemare i conti, né per tranquillizzare l’Europa. La patrimoniale è un segno verso l’assoluta necessità, per l’Italia come per tutto l’Occidente, di ridurre la forbice sempre più ampia della disuguaglianza sociale. In America ho visto i giovani diOccupy Wall Street. Non concluderanno nulla; ma vanno compresi. Perché non si può più tollerare che l’1% della popolazione controlli il 50% della ricchezza».
    Oltre alla leva fiscale, Monti dovrà far ripartire la crescita. Ce la può fare?
    «L’Italia può ripartire nel lungo e medio periodo, Ma ciò a cui andiamo incontro è una profonda recessione».
    Qual è il suo giudizio su Tremonti?
    «Tremonti è un uomo di cultura e di buone letture. La massima soddisfazione per Tremonti è andare controcorrente. Nel titolo del suo best-seller, La paura e la speranza, ci sono entrambe le correnti contrastanti in cui si dibatte. Ma di quanto stava accadendo nel mondo non ha capito molto. Chiedeva i dazi contro la Cina. Ora siamo qui a chiedere aiuto alla Cina».
    Non salva nessuno del governo uscente?
    «Maroni».
    E lei cosa farà dei 564 milioni di euro che le ha versato Berlusconi?
    «Premesso che dovrà ancora rispondere dei danni non patrimoniali così come stabilito dalle sentenze già emesse, il risarcimento del danno subito l’abbiamo investito in impieghi estremamente conservativi. Siamo rispettosi della magistratura. Attendiamo sereni l’ultimo grado di giudizio, visto che l’unico argomento della controparte è quello di aver corrotto un giudice solo – peraltro, il relatore – e non tutti e tre. Quei soldi vorrei investirli nel mio Paese. Siccome ora in Italia il problema è la mancanza di liquidità, credo che le opportunità di investimento non mancheranno».

  • choky scrive:

    per esempio guardare la TV: Chetempochefa.
    o andare al night club per Cani con tante cagnoline.
    felicemente
    aspettando “sudore lacrime e sangue”, come in guerra !!!!esagerati !
    choky




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