Che cosa c’è davvero dietro al dibattito sulla riforma delle pensioni
Dal ’94 a oggi l’unico governo politico a fare (o tentare) la riforma pensionistica è stato quello del Cav.
La Lega andrà in piazza seguendo la parola d’ordine simil-Cgil di Rosy Mauro, esponente del cerchio magico bossiano? Cioè: “E’ arrivato il momento di smetterla di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e dei pensionati”? O forse è il momento di tenere d’occhio il più cauto Roberto Maroni? O, per Silvio Berlusconi, di tentare un cambio in corsa e magari temporaneo della maggioranza, cogliendo la disponibilità dell’Udc a votare “una riforma ben fatta con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni?”.
I precedenti in materia previdenziale parlano chiaro e tutti a favore del Cav. Gli unici governi politici a poter vantare di aver fatto o tentato riforme organiche delle pensioni sono stati in vent’anni proprio i suoi. Prima c’era stato solo l’esecutivo di emergenza di Giuliano Amato, che aveva ridotto i pensionamenti baby e introdotto una timida previdenza integrativa. Ma nel ’94 il primo esecutivo Berlusconi cadde proprio su una modifica vera e quindi politica del sistema. Il 28 settembre il governo sospese per decreto i pensionamenti di anzianità. Poi introdusse in Finanziaria una serie di disincentivi per chi andava a riposo prima dell’età di vecchiaia. Il 12 novembre però la Cgil portò a San Giovanni un milione di manifestanti. Quanto agli industriali, dopo una cena organizzata il 23 settembre da Cesare Romiti a casa Agnelli sul colle del Quirinale – durante la quale fu dichiarato l’appoggio imprenditoriale alla riforma –, voltarono le spalle. (E lo stesso accadde qualche anno dopo quando furono i Radicali a sollecitare Viale dell’Astronomia per sostenere un pacchetto di referendum liberisti; ma gli industriali sulle pensioni di anzianità non si vollero esporre). Anche per il vizio di preferire la concertazione con le confederazioni. La Lega si sfilò e il Cav. cadde il 22 dicembre.
La riforma, anche se largamente a metà, fu fatta dal governo tecnico di Lamberto Dini, con la divisione delle pensioni di anzianità tra retributive, contributive e miste. Romano Prodi, che si trovò il terreno sminato, ammise in un documento firmato con Franco Modigliani e l’ex direttore di Confindustria Innocenzo Cipolletta, che il progetto Berlusconi era giusto. L’autocritica tardiva non esentò l’Ulivo tornato all’opposizione di contrastare ferocemente la nuova riforma attuata dal Cav. e firmata nel 2004 dal ministro leghista Roberto Maroni. Era il famoso scalone che avrebbe dovuto elevare da 57 a 60 l’età per la pensione di anzianità; con l’obiettivo di giungere nel 2008 a un sistema centrato su 40 anni di contributi o 65 anni di età. Lo scalone fu subito smantellato dal nuovo governo Prodi 2006-2008 – quello dell’Unione – che con il ministro Cesare Damiano, e la marcatura stretta della Cgil di Giglielmo Epifani, introdusse gli scalini, frantumando in una serie di quote anche il tetto dei 40 anni contributivi. E soprattutto esentò una platea sterminata di lavori usuranti, per individuare i quali fu presa come base la norma del 1999 del ds Cesare Salvi, che riguardava 320 mila soggetti; ai quali sempre su richiesta della Cgil furono aggiunti gli addetti alle catene di montaggio e tutti i dipendenti chiamati a lavorare di notte.
Per rivedere una riforma strutturale e politica delle pensioni si è dovuto aspettare il terzo governo del Cav. Che nel 2010 ha portato a 65 anni l’età di pensionamento di vecchiaia delle donne nel pubblico impiego; e soprattutto ha collegato l’abbandono del lavoro alla crescita delle aspettative di vita, con revisione periodica automatica dal 2015. E’ quanto ieri ha fatto dire ad Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, che “il sistema previdenziale italiano è allineato all’Europa per le pensioni di vecchiaia, ma non per l’anzianità per la quale sarebbe utile accelerare la transizione”. Stesso concetto espresso da Giorgio Arfaras, direttore della Lettera economica del centro Einaudi: “Le pensioni peseranno sul debito pubblico nel breve termine. Sul lungo il sistema sarà del tutto sostenibile”. Insomma: intervenire ora. Come il Cav. ha cercato di fare già in agosto tentando di convincere Umberto Bossi, con la non troppo convinta mediazione di Giulio Tremonti. Cosa che aveva fatto dire al premier: “Spero che sia l’Europa a imporci di riformare le pensioni”. Berlusconi può dire di aver parlato a ragion veduta: da capire se si ripeterà il 2004 o il 1994.
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Uri






IO AVREI UNA IDEA COME RIFORMA STRUTTURALE DELLE PENSIONI
a tutti quelli che hanno oltre 60 anni di età gli farei una bella puntura che lo accompagni dolcemente nel regno dei cieli così
mastropasqua (inps) è contento meno pratiche meno impiegati meno tutto
il debito pubblico si risolleva un pò –
si libera si spera qualche posticino per qualche giovane capace laureato
il parlamento si ringiovanisce (basta co’ sti veci con il parrucchino)
sospenderei tutte le richerche sulle malattie tipo alzaimer parkinson cancro
così se qualcuno passa al regno dei cieli prima tanto di guadagnato non dobbiamo neanche spendere per la puntura
e comunque qualcuno se ne andrà prima del tempo perchè solo il pensiero
che dovremmo lavorare ED ESSERE SOPPORTATI fino a 67 anni ci farà venire una depressione tale che porterà a gesti estremi.
Consiglio alle ragazze e ai ragazzi giovani di farsi sterilizzare perchè mettere al mondo figli con queste prospettive è da FOLLI.
CODAZZO CHIGI – MENTRE IL BANANA VA A BRUXELLES A SQUADERNARE LA LETTERINA IN CUI PROMETTE ‘LICENZIAMENTI FACILI’, PALAZZO CHIGI ASSUME 33 PERSONE CHE SI AGGIUNGONO AGLI OLTRE 4000 DIPENDENTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (CHE VANTA 377 DIRIGENTI CONTRO I 198 DEL CABINET OFFICE INGLESE) – UN ESERCITO DI CONTRATTI CHE PESA SUI CONTI DELLO STATO PER 236 MLN € – IL MINI-STRO BRUNETTA PROFETIZZAVA TAGLI LACRIME E SANGUE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: INDOVINATE DI CHI È LA FIRMA SOTTO IL DECRETO CHE AUTORIZZA LE NUOVE ASSUNZIONI?…
ROMA LADRONA, LEGA FURBONA (QUESTI DECIDONO SULLE NOSTRE PENSIONI)…
Non bastavano la moglie e la sorella di Giulietto Tremendino. Ci voleva anche la sicula signora Bossi, tutrice del Trota e del cosiddetto Cerchio Magico (a noi sembra più in circo, veramente). “A Manuela 760 euro al mese dal ’92 e lo Stato ne dà 800 mila alla sua scuola. La signora è titolare di un trattamento-baby e dirige un istituto di istruzione privato. Andata in pensione a 39 anni grazie alle leggi dell’epoca, ha fondato la scuola Bosina” (Repubblica, p. 12). Bosina con una “s” sola, si è pure sbagliata
CAVALIER POMPETTA
Poco prima di mezzanotte, approfittando di una pausa del vertice europeo oppure (sostengono altri) adducendo la scusa di andare alla toilette, Berlusconi si collega via telefono con “Porta a Porta”. Una cagata pazzesca, verrebbe da dire. Ma andiamo avanti. Il Cavaliere voleva fare un appello in tv a Bini Smaghi: “Troppe tensioni, si dimetta”. La trasformazione di “Porta a Porta” in “C’è “Posta per te” è qualcosa di meraviglioso. Anche se la De Filippi è più mascolina di Bruneo Vespa.
Pippo il Patriota
1 – NON FA SOSTA LA SUPPOSTA…
“Berlusconi: licenziamenti più facili. Nella lettera anche la mobilità per il pubblico impiego. Sindacati in rivolta. In pensione a 67 anni” (Repubblica, p. 1). “Licenziamenti più facili per l’Ue” urla in prima la Stampa. E sotto: “Berlusconi: cassa integrazione a chi perde il lavoro”. Su questo, a Illustrato Fiat non accettano lezioni.
la vera notizia è : che oggi viene finalmente svelato al popolo sovrano perché a Lorsignori serve avere un governo di destra (anche impresentabile, non importa): serve a fare quello che nelle segrete stanze auspicano anche i De Benedetti, i Passera e i Profumo, i Montezemolo e i Della Valle. Con le norme promesse da Re Banano, sai come verrebbero meglio le cosiddette ristrutturazioni bancarie e i tagli di personale ai grandi gruppi editoriali, da Rcs all’ Espresso-Repubblica, e le famose “sinergie” con La7? E il fugone a Detroit?
Caro Anonymus, capisco la tua disperazione, la tua indignazione.
Ma né il dottor Aloyse Alzheimer, né il professor Parkinson la pensavano cosi’.
Forse, anche se non ne son certo, un certo Hitler, ma nemmeno lui.
Forse “Eugenio” la pensava in questo modo, ma la società dovrà essere invece organizzata per far fronte all’invecchiamento.
Questa è la nostra responsabilità.
E non lo dico perché sono un vetero Cane che ha sempre piu`bisogno del veterinario e di cure da parte del mio padroncino.
La società dovrà tener conto che si deve organizzare la medicina sia veterinaria che gerontologica, nonchè la previdenza, la preparazione e all’accoglinza dei vetusti.
Anonymus: abbi un po’ di fede nei gentili.