12 set 11

D ue  giorni  fa  il  premier  olandese
Mark Rutte l’ha presentata come la
quadratura  del  cerchio:  se  un  Paese
non si adatta va espulso dall’euro. Non
è il primo a rompere il tabù: una propo-
sta del genere era venuta tempo fa an-
che dal ministro delle Finanze di Ber-
lino Wolfgang Schäuble. E a Cernobbio
sabato scorso anche Hans-Werner Sinn,
uno degli economisti tedeschi più ascol-
tati,   ha   previsto   che   prima   o   poi
l’Olanda  o  la  Finlandia  finiranno  per
staccarsi  dalla  moneta  unica  per  non
dover più pagare per i greci o per i por-
toghesi.
A Sinn o a Mark Rutte sembrerà for-
se una soluzione, ma Ubs ha provato a
simulare i costi della rottura dell’euro e
ha   concluso   il   contrario.   Secondo
Stephane Deo, economista dell’istituto
svizzero, il costo della fine dell’euro per
un contribuente tedesco o olandese sa-
rebbe otto o dieci volte più alto del più
caro dei salvataggi: questi ultimi costa-
no  al  massimo  mille  euro  per  contri-
buente.  Ma  se  la  Germania  lasciasse
l’euro  per  non  dover  più  sostenere  i
Paesi deboli, ogni tedesco in età adulta
subirebbe un onere fra i 6 mila e gli 8
mila euro il primo anno e fra i 3.500 e i
4.500  per  l’anno  dopo.  Solo  nei  dodici
mesi dopo la rottura dell’unione mone-
taria, il costo sarebbe pari al 20-25%.
Se  invece  a  lasciare  l’euro  fosse  un
Paese debole come la Grecia, perché in-
capace di finanziarsi e competere con
la moneta unica, il costo sarebbe anco-
ra più alto: secondo Ubs ogni greco su-
birebbe  una  perdita  fra  9.500  e  11.500
euro il primo anno e di 3-4 mila euro ne-
gli anni successivi. Oneri che pesereb-
bero  fino  alla  metà  del  Pil  del  Paese
che esce, notevolmente superiori ai sa-
crifici dell’austerità.
Ciò che accadrebbe in uno scenario di
frattura del sistema, secondo Ubs, non è
impossibile  da  prevedere.  La  moneta
dei  Paesi  periferici  che  dovessero  ab-
bandonare l’euro si svaluterebbe di cir-
ca il 60%, come accaduto ai pesos argen-
tini dopo la fine della parità con il dol-
laro. Come in Argentina, le banche arri-
verebbero rapidamente al collasso per-
ché i cittadini cercherebbero di ritirare
i loro risparmi per spostarli all’estero. I
Paesi  del  Nord  risponderebbero  alle
violente svalutazioni monetarie con al-
tissime tariffe commerciali, così distrug-
gendo  lo  spazio  del  mercato  europeo.
Anche  le  banche  tedesche  o  olandesi
andrebbero ricapitalizzate a costi altis-
simi, per le enormi perdite sui titoli dei
Paesi  del  Sud.  Le  valute  dei  Paesi  del
Nord si rivaluterebbero almeno del 40%,
mettendo fuori mercato interi settori in-
dustriali. La disoccupazione crescereb-
be ovunque in Europa, l’instabilità so-
ciale e politica sarebbe inevitabile. Ma
Mark Rutte, dall’Aia, spiega che questa
è la soluzione del problema.
Federico Fubini

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1 commento.

  • CHOKY scrive:

    Qui si entra in un terreno pericoloso, estremamente pericoloso, ed è da irresponsabili discutere di queste cose in maniera leggera.Stiamo accorti !
    Nel caso contrario dovremo essere pronti a lunghi momenti di incertezza che possono provocare la Storia.
    Siamo cauti a proporre la distruzione di quanto si è fatto con ponderatezza, con lentezza, nella pace e nella concordia durante lunghi anni post-bellici.
    le nostre responsabilità sono grandi: non sfidiamo i valori dei nostri genitori che sono stati in guerra, nei campi di concentramento, nei campi della soluzione finale, prima, durante e fortunatamente alla fine della guerra.




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