L’Italia divorzia da se stessa, ma nessuno vuole paga-
re gli alimenti. Tutti vagheggiano la Manovra Perfetta,
quella dove a pagare sono sempre gli altri. Al gran festi-
val dello scaricabarile metto in prima fila il sottoscritto:
nelle ultime settimane ho tuonato contro la supertassa
per i redditi alti, lo sfoltimento dei piccoli comuni e
l’abolizione delle pensioni di anzianità. Ogni volta avevo
ragione, ma complessivamente ho torto. Perché alla fi-
ne qualcuno deve pagare il conto di questa lunga festa
chiamata Stato Sociale (festa piena di sprechi, ma an-
che di sicurezze che rimpiangeremo) e non basta evoca-
re i soliti mantra propiziatori: la caccia agli evasori e il
dimezzamento della Casta, cioè due sogni che se anche
diventassero realtà produrrebbero i primi effetti sul bi-
lancio pubblico fra qualche anno: troppo tardi per un
Paese che ha i creditori alla porta e la gioventù più di-
soccupata e anziana d’Europa.
Invece il cetriolo della crisi non piace a nessuno e se
oggi sorridono le vittime di Ferragosto è perché piangono
altri: i dirigenti pubblici, rimasti gli unici a versare il con-
tributo di solidarietà, e i laureati che dopo aver pagato il
ricongiungimento dei loro studi si ritrovano un altro quin-
quennio di lavoro sul groppone. Ma quando il governo dei
sondaggi asciugherà anche le loro lacrime mettendoli in
salvo – da noi una norma transitoria non si nega a nessuno
- resterà la soluzione finale: far pagare i debiti degli italia-
ni ai tedeschi, dando in garanzia alla Merkel un’ipoteca
sulla scelta del prossimo inquilino di Palazzo Chigi.
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Uri





avete detto…