ieri tutti i giornali, le radio e le televisioni hanno dato come prima notizia assoluta il fatto che Santoro lascia la Rai (in cambio di un bel gruzzoletto, ma questa è cosa d’ azienda)
chi la vede come una liberazione, chi come affermazione della libertà.
Ma non ci sono argomenti più interessanti e seri?
p.s. per fortuna ogni tanto arrestano qualcuno ad ametrana, se no cosa ci darebbero da leggere?
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Uri






Santoro ha deciso di andare a lavorare
altrove, forse sì e forse no. E’ normale.
Andò da Berlusconi, con la pubblicità ri-
dotta fece ascolti bassini, una puntata su
Previti e una su Dell’Utri molto serie e re-
sponsabili, perfino compunte. Il regime
berlusconiano ha inventato la tv libera
rompendo il monopolio di stato Rai, e poi
ha allevato il terzo e il quarto polo, allar-
gando il mercato. Contemporaneamente il
regime si becca l’accusa di essere censore,
bel paradosso. Santoro fa ottimi ascolti. La
tecnica la si conosce. Martirio politico.
Scandalismo. Eroe solitario in lotta contro
il potere. Linguaggio da mainstream “de si-
nistra”. Melodramma. Bella ciao. Qualche
punta di teppismo appaltata agli opinioni-
sti. Il paese geme sotto il tallone di ferro, il
programma è boicottato, forse questa è l’ul-
tima puntata. Servizio alla malagiustizia
travestito da moralismo antimafioso. Quat-
tro, cinque milioni di consumatori disposti
a immedesimarsi in questa “drammatur-
gia” sono sempre disponibili, è la regola
del gioco. Poi c’è l’alleanza mitologizzante
con il gruppo Espresso-Repubblica e con la
Rcs e con tutti i lumaconi che hanno pau-
ra di essere attaccati. Non parliamo inol-
tre della libido da ospitata, morbo pande-
mico. farina di cicciociccio.
mandiamo a casa tutti quei giornalisti politicizzati, di parte o-e lecconi ed insegniamo ai giovani come dovrebbe essere un giornalismo, anche televisivo, moderno, rispettoso, ma soprattutto non arrabbiato o, forse peggio, ipocritamente leccoso.
E’ vero che la televisione non deve educare (come si fa in certi paesi illiberali), ma non deve nemmeno diseducare i cittadini.
Ma forse, essendo solo un vecchio Cane,non capisco, rincoglionendomi nella mia cuccia dotata di superschermo megagalattico digitale dolby (sarebbe il mio sogno, ma ho solo un sedici pollici, e mi basta).
formigoni direbbe: paolop è dedito a qualche droga
santoro è un TALENTO lo sanno tutti destra/sinistra bianchi /verdi maschi/femmine poveri /ricchi grassi/magri alti /bassi belli/brutti
ma il talento da 17 lunghi anni in questo paese è acqua fresca,
tanto che 45.000 giovani ricercatori dotati di talento lavorano all’estero e non intendo tornare
tanto che la rai si priva del suo gioiello + prezioso
tanto … tanto… tanto….
Il regime
berlusconiano ha inventato la tv libera
rompendo il monopolio di stato Rai?????????????????????????????????????????????????
il regime berlusconiano ha inventato una tv di intrattenimento e propaganda senza produrre senza creare alcun talento caro paolop
mi stupisce che ti sia sfuggita l’intervista DI IERI del tuo adorato veneziani cercala e ascolta BENE quello che dice
e smettila di leggere Ferrara e solo Ferrara quello è morto, e per la sua e quella di silvio ressssssurezzzzzzione neanche Benedetto DECIMO SESTO lo può aiutare
firmato : trota
uffa sto captcha
segnalo a paolop ed ai suoi navigatori il sito del festival dell’economia che si è tenuto a trento – a me ha fatto riflettere uno scritto di zygmunt bauman
A PROPOSITO PAOLOP
parli tanto di santoro quà santoro là
ma di Sgarbi cosa mi racconti????????
della figuraccia che ha fatto in tv??????????
del fatto che ha brindato con il tuo amico??????al flop
dei soldi che la rai gli darà lo stesso
Il Padiglione italiano ideato dall’ex ministro della cultura (sic!) e performer TV Vittorio Sgarbi è un fiasco, un ammasso indistinto di cose meno che mediocri, talmente orribile che può essere inteso solo come una provocazione. La stroncatura dell’inviato del Boston Globe Sebastian Smee è feroce.
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Ps: anche il papa è contro il nucleare ( ateo devoto ciccio ferrara sarà STUPITO da Benedetto decimo sesto)
ps: anche zaia vota 4 si ai referendum GRANDEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
ps: come faccio a scrivere in arancione nel tuo blog????? è un colore che mi piace troppo quest’anno
PS: A TUTTI QUELLI CHE LEGGONO IL BLOG DI PAOLOS
4 SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI 4SI
Rai, Santoro e democrazia
un problema di pluralismo
Argomento: Informazione
Autore: Giorgio Merlo
La vicenda Santoro si è chiusa come ormai tutti sappiamo, ma il tema di come declinare il pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo resta tuttora aperto. Non intendo entrare nei dettagli della cosiddetta separazione consensuale tra il conduttore di Annozero e l’azienda.
Al di là della sontuosa e cospicua liquidazione – elemento che, quando si parla di Santoro, non è mai una novità – resta un dato: e cioè, è singolare che quando una trasmissione fa ascolti e garantisce buoni introiti pubblicitari venga vista quasi come un inciampo o un incidente all’interno dell’azienda. E, soprattutto, che la suddetta trasmissione non abbia quasi mai potuto lavorare tranquillamente perché fortemente condizionata da settori della politica che la volevano, di fatto, ridurre se non cancellare e silenziare.
Certo, Santoro lo conosciamo bene. Almeno noi amanti del servizio pubblico e cittadini che ascoltano con interesse le trasmissioni di approfondimento politico e giornalistico della Rai. Il suo format, soprattutto quest’ultimo, si è sempre caratterizzato lungo il binario dell’avversario politico da mettere in discussione, se non da abbattere. Il tutto, però, attraverso un uso sapiente e intelligente del giornalismo televisivo. Un giornalismo ovviamente di parte e politicamente molto schierato ma anche capace di far ragionare e di evidenziare le contraddizioni che si annidano nella politica italiana mischiando l’approfondimento con i comizi, le inchieste con i proclami. Tuttavia, era un format di successo che, appunto, garantiva ottimi ascolti e discreti introiti pubblicitari.
Ora, la risoluzione del contratto risolve alcuni problemi ma apre molte domande sul futuro, sulla credibilità e sulla “qualità” del servizio pubblico radiotelevisivo.
Personalmente non rientro tra coloro che andranno a Lourdes a pregare affinché Santoro ritorni alla Rai. Almeno per il rispetto dell’accordo che ha stipulato con l’azienda accompagnato da condizioni non del tutto indifferenti per le stesse casse della Rai. Ma non posso non rilevare che l’offerta della Rai, e in particolare della 2° rete, oggettivamente si indebolisce. E continuo a ritenere che un’azienda come la Rai è credibile e vince la sfida della competitività quando riesce a dispiegare una vera qualità. Anche e soprattutto nel campo dell’informazione. E l’esaltazione del pluralismo, su questo versante, è la carta decisiva e discriminante per caratterizzare il profilo e l’identità della Rai.
Certo, il pluralismo politico in Tv è diventato, nei fatti, una semplice “sommatoria di faziosità”. Lo abbiamo detto molte volte, ce ne siamo fatti una ragione e la realtà ha sostituito cammin facendo le buone intenzioni, le regole, i principi e le stesse indicazioni contenute nei documenti della Commissione di Vigilanza e nei vari pronunciamenti aziendali. Ma tant’è.
Ma questo sfregio al vero giornalismo di inchiesta – ormai, salvo rarissimi esempi come Report, una merce rara nella Rai – non può colpire solo in una direzione. Noi assistiamo quotidianamente a piccoli e a grandi comizi politici all’interno della stessa programmazione del servizio pubblico. Dalle notizie un po’ edulcorate di alcuni Tg a commenti dopo il Tg che sono certamente apprezzabili ma sicuramente ascrivibili sotto la voce di “propaganda politica”. E’ questo il modello di servizio pubblico a cui dovremmo adattarci nel futuro? Se così fosse, Santoro vale Ferrara come Minzolini la Dandini ecc.
Cioè, se il giornalismo diventa semplice partigianeria politica e smaccatamente riconducibile ai singoli schieramenti politici, seppur ammantato di inchiesta e di racconti verità, la Rai inesorabilmente si trasformerebbe in un megafono del tutto funzionale alla maggioranza di turno. E in regime di conflitto di interessi perdurante come quello italiano dominato dal berlusconismo, questo tarlo rischia di creare un cortocircuito che mette a rischio la stessa democrazia. E non lo dico alludendo stupidamente ai regimi dittatoriali o amenità del genere ma denunciando una degenerazione che è sotto gli occhi di tutti e che va arrestata nell’interesse di tutti i cittadini e dello stesso istituto della democrazia. Ecco perché la declinazione del pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo non è tema da appaltare agli addetti ai lavori o alle semplici circolari burocratiche dell’azienda.
E il caso Santoro deve farci riflettere, aprendo gli occhi e tenendo alta la vigilanza sulla intera programmazione della Rai in vista anche dei palinsesti autunnali. Partendo dal principio, però, che nella Rai non ci sono né martiri né eroi né, tantomeno, conduttori e artisti che soffrono per la loro condizione. E’ appena sufficiente volgere lo sguardo agli ingaggi milionari per rendersi conto che il martirio e la sofferenza sono categorie che non possono e non devono essere involgarite e confuse con la condizione di vita dei divi milionari del piccolo schermo. Il problema, semmai, è squisitamente politico e va affrontato sotto questa lente. E cioè, o il servizio pubblico riesce a recuperare una credibilità dovuta alla professionalità e alla indipendenza di giudizio dei suoi operatori oppure ci rassegneremo alla amara e triste conclusione che la Rai non è nient’altro che una banale cassa di propaganda della politica. Il che equivarrebbe a segnarne la sua fine, malgrado la vittoria degli ascolti rispetto ai concorrenti e il crescente gradimento del pubblico. Dando ragione a chi, maldestramente, ne coltiva l’azzeramento attraverso la proposta della privatizzazione e della consegna di un enorme patrimonio culturale, di idee e di esperienze nelle mani di gruppi e di lobbies del tutto indifferenti se non estranei alle ragioni che da sempre caratterizzano la presenza di un servizio pubblico autorevole e trasparente.
E su questa sfida si gioca la stessa credibilità del nuovo vertice aziendale. La sterzata introdotta da Lorenza Lei rispetto alla gestione Masi è stata salutare e da non contestare a priori. Adesso, al di là del destino professionale di Santoro, si tratta di rilanciare senza tentennamenti la sfida della “qualità” e del “profilo” del nuovo servizio pubblico. A cominciare dalla stessa programmazione dei palinsesti autunnali e dalle ormai imminenti nomine in alcuni posti chiave del mosaico aziendale. Ne va della credibilità dell’azienda ma anche, e soprattutto, del futuro della democrazia nel nostro paese.
SAREBBE UN SOGNO SE ACCADESSE
Continua il botta e risposta tra Michele Santoro e la Rai. Il giornalista ha lanciato una provocazione durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa Tutti in piedi, in programma a Bologna per celebrare i 110 anni della Fiom, e ha proposto la sua candidatura a Direttore generale della Rai.
“È corretta la posizione di Bersani sull’impegno per mettere i partiti fuori dalla Rai e dare all’azienda un amministratore unico. Io propongo che per nominare i vertici ci sia pubblicità nelle candidature e che chi ha i titoli presenti il suo curriculum, in modo che la scelta non avvenga ad un tavolo ma con meccanismi trasparenti”. Se questo accadesse, ha proseguito il conduttore di Annozero “presenterei il mio curriculum, se non altro per provocare altri a farlo. E metterei sul piatto i miei tan i anni in tv, la mia conoscenza dell’azienda e del personale”.
A quel punto, ha proseguito Santoro, “farei il giro, chiamando Celentano, Sabrina e Corrado Guzzanti, la Gabanelli. Partirei da quelli che ci sono. Dagli autori con una rivoluzione copernicana. E chiederei anche se qualcuno si vuole misurare facendo magari il direttore di rete”.
Inoltre sul suo presunto passaggio a La7 Santoro ha confermato che le trattative “ci sono” e che non è una questione di prezzo ma di libertà editoriale. “Il mio gruppo di lavoro sarebbe entusiasta di andare a La7. Io sono più libero, a questo punto della mia carriera posso permettermi di fare anche due anni da pazzo, tentando imprese impossibili e pagando anche qualche stipendio ai miei collaboratori. Ma certo quello che accade a La7 è interessante. Valuteremo con molta attenzione la loro proposta, se ci tranquillizza e ci incoraggia sotto il profilo della libertà”.
L’evento presentato da Santoro vedrà sfilare politici ma sarà anche uno spettacolo con tanti ospiti come Marco Travaglio, Antonio Ingroia, i Subsonica, Daniele Silvestri, Max Paiella che imiterà Augusto Minzolini, la giornalista del Tg1 Elisa Ansaldo che da poco ha rinunciato alla conduzione proprio in polemica con il direttore e Maurizio Crozza e le sue imitazioni di Sergio Marchionne. Santoro punta a una sorpresa, “vorrei fare qualcosa di veramente importante per me ma aspetto per sapere se posso”. Per la conduzione vuole Vauro e Serena Dandini. “Lavoreranno tutti a titolo gratuito, anche persone semplici che fanno lavori di base, solo i servi saranno pagati” ha assicurato.
ma davvero anche i subsonica?
aristocratico. noi servi e lui? Padrone?
Per mettere i partiti fuori dalla Rai (ma non me ne intendo) bisogna che i proprietri siano privati. finchè ne è proprietario lo Stato i partiti ci saranno sempre (anzi direi quasi che sono necessari per evitare “dittature”)