Oggi il parlamento ha votato in modo bipartisan (tutti d’accordo) l’introduzione delle quote rosa nei cda delle società quotate. Al cuoco sembra davvero una scemenza. E’ come se mi obbligassero ad assumere almeno un quinto di donne nella mia cucina. Oppure se una legge mi imponesse di moderare e pubblicare almeno un quinto di post di donne. Ma il merito? Chissene frega del genere. Potrebbe anche darsi che in un cda si ritrovino solo donne, poichè tutte particolarmente qualificate per quel mestiere. O viceversa. L’introduzione delle quote è una roba da pazzi. Forse questo è il buon motivo per il quale il parlamento è stato così compatto nel voto. Il cuoco si mette ora alla ricerca dei pericolosi maschilisti che hanno votato contro. Siamo quasi certi che in essi la dose di cultura liberale sarà superiore alla media.
Perchè non votare una legge che preveda una quota, che sò, di under 40. Si parla tanto di disoccupazione giovanile. Scemenza per scemenza si potrebbe forzare la situazione anche per costoro.
Un ultima considerazione riguarda gli stessi che hanno votato per le quote rosa. Ma per quale diavolo di motivo obbligano le società quotate e private ad adottare questa assurda norma e non sono partiti a casa loro? Perchè ad esempio non hanno imposto a se stessi (le liste elettorali per dirne una) la medesima medicina? Avrebbero così avuto tempo di capire che baggianata demagogica stavano facendo, senza spaccare la testa ai privati cui tocca affrontare questioni ben più serie che la composizione per genere o razza dei propri board.
zuppa di porro
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L’intervista Emma Bonino
«Io non festeggio Il vero problema è la meritocrazia»
I dubbi C’è il problema delle società pubbliche: lì la norma vale oppure non vale?
L’intervista Emma Bonino
«Io non festeggio Il vero problema è la meritocrazia»
I dubbi C’è il problema delle società pubbliche: lì la norma vale oppure non vale?
ROMA – «Non mi sembra uno scossone e nemmeno uno scossino. In un Paese che non riconosce il merito, già immagino da quali filiere verranno queste signorine». La vicepresidente del Senato, la radicale Emma Bonino, non può certo essere sospettata di scarsa attenzione nei confronti delle battaglie delle donne, da qualsiasi angolino del mondo provengano. Ma non festeggia questa legge.
Perché?
«Intanto perché non posso pensare a una società per quote: un tot di donne, un tot di neri, un tot di immigrati, eccetera». Ma non è meglio di niente?
«Non cambierà nulla. Intanto è rinviata nel tempo: entra in vigore prima un quinto, poi un terzo. Ma poi mi pare che abbia anche molte limitazioni».
Quali?
«Ad esempio c’è questo problema delle aziende pubbliche. Lì vale o non vale? Ma poi la immagino applicata all’italiana, dove la cultura del merito è spesso invocata, ma mai praticata».
C’è chi parla di svolta storica.
«Fossimo in Afghanistan lo capirei. Ma qui mi sembra un po’ poco. E in questo momento c’è davvero poco per le donne per festeggiare, e molto per scandalizzarsi».
A cosa si riferisce?
«Al fatto che stanno rubando alle donne quattro miliardi di euro».
Il fondo dell’innalzamento dell’età pensionabile?
«Esattamente. Con l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne con quella degli uomini nel pubblico impiego ci sono stati dei risparmi. Quantificato dal governo in quattro miliardi in dieci anni: dove sono?».
Già, dove sono?
«Boh. Dovevano finire in un fondo strategico che doveva essere dedicato alle politiche di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa e a quelle di sostegno ai non autosufficienti».
Invece?
«Invece nel 2010 già non si sa: possiamo pensare che siano i 140 milioni finiti a finanziare gli asili. Ma nel 2011 proprio non c’è più traccia.»
Dicono che siano finiti a finanziare proprio il fondo per i non autosufficienti.
«A noi non risulta nessun atto di governo in questo senso. Se poi il ministro Sacconi giovedì ci fa questa rivelazione siamo tutte contente. Ma nel frattempo io leggo la bozza Tremonti che, all’articolo 6, riduce tutte le risorse derivanti dalle economie fino al 2020. Insomma: i quattro miliardi per le politiche di conciliazione non ci sono più e sono utilizzati per la riduzione complessiva della spesa dello Stato».
…anche codesta non é una cosa seria,
abbiamo gia’ dato…. e anche il femminismo storico non é d’accordo.
lasciamo libero il” mercato” ed il mercato libero, senza imposizioni.
ma veramente libero !