…Per questo vengono i brividi
a pensare cosa sarebbe successo se
Tremonti non avesse tenuto la barra
ferma sull’obiettivo della stabilità della
finanza pubblica, specie quando la
speculazione finanziaria si è mossa
all’attacco dei debiti sovrani dei paesi
europei maggiormente esposti. In questi
tre anni tutti o quasi, nell’esecutivo e
nella maggioranza, gli hanno rimproverato
un eccesso di rigore, senza mai avanzare
una seria proposta alternativa. Nessuno
ha detto dove andavano fatti i tagli
selettivi, nessuno ha indicato quali voci di
spesa sacrificare per intervenire su quelle
tasse che non è mancato giorno si
promettesse di ridurre, nessuno ha
spiegato come realizzare quella maggior
crescita, che pure s’invocava come la
pioggia in campagna, senza spendere soldi
che non ci sono, non uno che abbia
proposto piani di riduzione una tantum
del debito. Ora, invece di dire come si
dovrà realizzare la manovra da 40 miliardi
che deve portarci al pareggio di bilancio
nel 2014, tutti (ri)blaterano di fase due
della legislatura, tornando a promettere
quella “rivoluzione fiscale” che dal 1994 è
il mantra del berlusconismo al potere. La
quale, per essere fatta, richiede riforme
strutturali, non deficit spending. Sia
chiaro, non è che non ci siano ragioni,
anzi, in chi dice che la crescita è troppo
bassa e che per averne di più occorre sia
spendere sia incassare meno. Ma deve
essere altrettanto chiaro che questo
obiettivo non può essere indicato come
alternativo a quello della “stabilità
finanziaria”. Altrimenti, se si deve
scegliere, meglio tenersi il “rigore”.
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Uri






avete detto…