S e arrivasse la sorpresa, da Milano, bi-
sognerebbe cambiare tutto lo stesso.
Perché il guasto evidente non sta nel ri-
sultato di un ballottaggio, sempre in cer-
ta misura aleatorio e dipendente da trop-
pe variabili, ma nel modo grottesco che
si è scelto per arrivarci. La sostanza poi
è semplice: o Berlusconi cambia tutto o
tutti si metteranno a cambiare Berlusco-
ni. Non c’è alternativa.
Tre anni fa ci fu un plebiscito nazio-
nale, Roma compresa. Veltroni difese be-
ne a sinistra la sconfitta prevista dell’U-
nione, un fantasma oggi senza babbo né
mamma. Berlusconi e Bossi fecero bingo.
Casini era stato eliminato, e al suo tra-
mestio furono imputate tutte le debolez-
ze della destra di governo nelle occasio-
ni precedenti, anche esagerando. Fini fu
isolato nel Pdl ed emeritato con la Presi-
denza della Camera, che i superstiziosi
hanno sempre considerato con diffiden-
za (e quando poi fu malaccortamente
cacciato su due piedi, anche in omaggio
a una faida inspiegabile, fu lui a diveni-
re il recipiente dei mali). Il voto del 2008
ebbe però il carattere di un vento del
Nord che incontrava un forte scirocco
meridionale, e le vele gonfiate erano mi-
racolosamente e taumaturgicamente
sempre quelle, Berlusconi e Bossi. Come
è successo quel che è successo dopo?
Non è la storia di una dilapidazione
gratuita, sebbene nella vicenda ci siano
elementi surreali di autolesionismo po-
litico. E’ la storia di un assedio ben con-
dotto e di colpi ben assestati da media e
magistrati, con la gente di denari come
sempre in prima fila a godersi lo spetta-
colo. Ora può essere che le mura della
fortezza di centrodestra crollino come
quelle di Gerico, un tonfo biblico. Ma
può anche essere che l’istinto di conser-
vazione suggerisca ai Milanesi un ripen-
samento nell’urna o agli sconfitti del vo-
to, a ripensamento non avvenuto, un ser-
rate i ranghi e una ripartenza credibili.
Tutto sarà misurato dalle prime parole.
Dal loro peso, dal loro accento di verità,
dalla loro credibilità. Direi che Berlu-
sconi e il suo governo, come la sua mag-
gioranza, hanno soltanto quel problema
lì, o almeno quel problema è superiore a
ogni altro di gran lunga: la credibilità.
Dovrebbero riuscire a stupire, i berlu-
scones e i bossiani, laddove fino ad ora
hanno meravigliato per la performance
di una destrezza inaudita nel farsi male.
Tutti si aspettano silenzi immusoniti, poi
un fiume di parole che dicono aspra ini-
micizia interna, che esprimono i rancori,
le paure e le fobie delle basi dei partiti,
degli apparati, dei ceti politici in perico-
lo. Tutti si aspettano una specie di 25 lu-
glio strisciante, mal condotto, politica-
mente inarticolato, sotto la pioggia bat-
tente di una sconfitta non padroneggiata.
Oppure, in caso di un rovesciamento del
pronostico milanese, si aspettano un nuo-
vo lungo ozio di Capua, un ridanciano e li-
beratorio nuovo inizio nella logica del-
l’errore e della sciatteria. Pochi si aspet-
tano giudizi veri e responsabili, contegno,
protocollo, disciplina, robustezza di ana-
lisi, sicurezza senza strafottenza. Ma
è quello che serve, solo quello.
Filed under:
Uncategorized
Trackback:
Uri






ma ferrara alla sera lo ascolta qualcuno????????
Io, ma purtroppo sembra abbia finito. E molti altri. Ma si ripete la storia di La Malfa e del PRI: un bel 3%!
Io guardo anche Vespa e perfino il venerdi’ sera quel milanese di origini meridionali, piu’ “realista* del re.
Bisogna vederli tutti, per vedere fino a dove vogliono e possono arrivare !
Qualche volta leggo perfino La Padania!
Vespa purtroppo non ha ancora finito. E’ come Pippo Baudo: chi lo caccia ?!
Bentornato Trota !
Ma la GP non puo’ fare qcosa per Trota ?
Libertà è anche partecipazione, ma non basta .