29 mar 11

Evviva! Finalmente aumentano le tasse. Per “salvare la cultura”  è previsto l’ennesimo aumento delle accise sulla benzina di “soli” 1-2 centesimi.

Dopo la guerra in Abissina, la catastrofe del Vajont, il terremoto del Belice, arriva l’ennesima stangata. Il prossimo passo sarà il contributo per l’intervento umanitario in Libia e l’emergenza immigrazione?

È davvero triste constatare che piuttosto che eliminare sprechi, si decida di aumentare la pressione fiscale, in un Paese nel quale il peso dello Stato è davvero abnorme.

Senza entrare nell’analisi dell’utilità o meno di questi fondi alla cultura, ottimamente analizzata da Filippo Cavazzoni, è incredibile come il reperimento delle risorse sia arrivato ancora una volta dalla benzina in un momento nel quale il prezzo del petrolio sopra i 110 dollari rischia di far aumentare l’inflazione  e pesa duramente sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane.

Non erano possibili dei tagli agli sprechi? Solo alcuni esempi, di cui lo stesso Ministro dell’economia Tremonti aveva parlato. Il famoso taglio delle Province, presente nel programma elettorale del Popolo della Libertà, secondo il Ministro avrebbe comportato dei risparmi solo per 100 o 200 milioni di euro l’anno. Più o meno quanto è stato reperito con l’aumento dell’accisa sulla benzina. Non era meglio eliminare uno spreco piuttosto che aumentare le tasse?

L’eliminazione delle Province, secondo le nostre stime (IBL), potrebbe portare ad un risparmio di quasi 2 miliardi l’anno, pari a 10 centesimi di accise. Perché se proprio si volevano dare i fondi alla cultura, non si è deciso per una misura drastica?

L’ennesimo aumento delle tasse per finanziare spesa pubblica improduttiva sembra chiudere gli occhi di fronte a quanto sta accadendo in Europa.

L’attenzione è giustamente caduta sulla crisi Libica, i massacri del Colonnello Gheddafi o alla scalata francese di Parmalat, ma negli ultimi giorni l’argomento più importante è invece un altro.

Il Portogallo, dopo la Grecia e l’Irlanda si appresta a richiedere il salvataggio dell’Unione Europea. Il premier portoghese Socrates ha appena rassegnato le dimissioni, non essendo riuscito a trovare la fiducia sui tagli necessari a salvare il bilancio dello Stato.

Un Paese bloccato, che ha registrato una caduta del prodotto interno lordo nell’ultimo trimestre dello scorso anno, e che non rispetta le stesse previsioni di deficit consegnate alla Commissione Europea. Nel 2010 il rapporto deficit/PIL del Paese Luso dovrebbe superare l’8 per cento e mantenersi sopra il 5 per cento anche nel 2011.

Dopo il Portogallo, sarà probabilmente il turno della Spagna, con i suoi enormi problemi delle cajas pubbliche.

E dopo la Spagna? L’Italia, che dunque ha bisogno di fare sacrifici.

Il  Governo Italiano che ha appena ridato oltre 400 milioni di euro alle Regione per il Trasporto pubblico locale sta andando nella direzione opposta a quella necessaria. Una riforma seria del TPL, attesa da troppi anni dal nostro Paese, potrebbe far risparmiare altri 2 miliardi di euro l’anno alle casse pubbliche. Se solo le aziende di trasporto (quasi tutte pubbliche) raggiungessero l’efficienza di quelle degli altri Paesi Europei, questo potrebbe essere il risparmio: altri 10 centesimi di accise.

Venti centesimi di risparmio non sarebbe una cattiva misura economica per rilanciare l’economia ed invece si aumentano per l’ennesima volta le tasse.

La direzione intrapresa va dritta contro le esigenze dei mercati finanziari, già nervosi per le conseguenze dell’aumento dei prezzi del petrolio e il relativo rallentamento economico.

C’è il rischio dunque di un duro scontro con la realtà economica e per l’Italia sarebbero dolori.

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