L’ unica vera riforma per il riequilibrio
dei conti pubblici è quella che mi-
gliora i meccanismi della spesa, non l’au-
mento delle risorse che lo stato chiede ai
cittadini. Questa risposta del ministro
dell’Economia, Giulio Tremonti, alla pro-
posta di un’imposta patrimoniale ordi-
naria avanzata da Susanna Camusso a
nome della Cgil divide il campo in modo
chiaro fra le due politiche alternative ri-
guardanti la stabilità e la crescita. La
nuova patrimoniale della Camusso sa-
rebbe ricalcata sull’imposta francese
sulle grandi fortune – quella che Parigi
sta pensando ufficialmente di dismette-
re – la quale rende un po’ più di 4 mi-
liardi all’anno. Ma ne dovrebbe rendere
18, colpendo con un’aliquota dell’1 per
cento coloro che hanno un patrimonio
netto superiore a 800 mila euro, che co-
stituirebbero il 5 per cento più ricco, fra
gli italiani. L’imponibile sarebbe di 1.800
miliardi, circa l’1,10 per cento del nostro
pil, e sarebbe costituito da immobili, ti-
toli obbligazionari e azionari, quote di
aziende familiari, prodotti finanziari va-
ri. Peraltro, dato che ogni famiglia è com-
posta in media da 2,5 persone, si tratte-
rebbe non del 5 per cento, ma di oltre il
10 per cento degli italiani. Non solo: da-
ta la difficoltà di accertamento delle ric-
chezze diverse dagli immobili, e il fatto
che l’imposta non tasserebbe il debito
pubblico delle famiglie, essa ricadrebbe
su una miriade di risparmiatori, non ne-
cessariamente “i più ricchi”, ma coloro
che il fisco raggiunge meglio, tassando
case, terreni, investimenti in aziende fa-
miliari, depositi bancari, quote di fondi
di investimento. La patrimoniale in que-
sto modo colpirebbe una parte notevole
di quel risparmio e di quella ricchezza
che alimentano le attività produttive e
formano la raccolta bancaria. E tutto ciò
per finanziare la spesa pubblica che, da-
te le sue attuali dimensioni e la tenden-
za decennale ad aumentare, non è in lar-
ga misura produttiva. Nella proposta del-
la Cgil, dunque, c’è il contrario di una po-
litica di stabilità e crescita.
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Uri




Aderisco del tutto!
Segnalo che il confine della ricchezza è portato a 800.000 € (tutto compreso, case, seconde case, automobili, eredità, ecc.).
Segnalo che il confine della “stra ricchezza” è portato a 5 milioni. In Italia ci sono moltissimi straricchi, anzi di più!
Poi mi piacerebbe sapere come pensano di stimare le imprese. Col metodo del Patrimonio Netto? Quindi punendo chi investe nelle società? E chi sarebbe in grado di valutare le autodenuncie? L’ Agenzia delle Entrate? Dovrebbero decuplicarne le dimensioni organizzative?
Meglio la strada di “meno tasse, meno stato”!
Si faccia pure una sorta di Patrimoniale di solidarietà, ma si applichi soltanto alle grandi richezze.
E una tantum.
Non a quelli che pian piano hanno risparmiato, lavorando e lavorando ( e magari pagando tutte le tasse senza evadere) per comprarsi casetta e barchetta, giardinetto e macchinetta.Il tutto tirando ed avendo tirato la cinghia per tanti anni.
Solidarietà si’, ma da persone fisiche che possono e debbono permetterselo o che forse hanno la coscienza un po ‘ sporca….(evasori ?)