I casi sono due: i lettori
di quotidiani italiani sono tutti laici,
massoni, atei, mangiapreti, miscreden-
ti di tutte le categorie. Oppure non c’è
nulla – a parte il triangolo Bocchino-
Buontempo-Carfagna – che possa scuo-
tere un pubblico che si annoia ormai
perfino a contare le catastrofi. Domeni-
ca scorsa, in prima pagina e con gran-
de rilievo, il cardinale Carlo Maria
Martini ha annunciato l’Apocalisse (ov-
vero la fine del mondo) con queste pa-
roline: “Stiamo andando verso l’Apoca-
lisse? E’ questa l’impressione che han-
no molti di noi rispetto ai grandi cata-
clismi di questi ultimi tempi e anche
alle guerre e agli odi che travagliano
molti popoli. La risposta vera dovrebbe
essere di sì”. Più chiaro non poteva es-
sere. I segnali inequivocabili, secondo
il grande teologo, li aveva annunciati il
Vangelo: “Vi saranno anche fatti terri-
ficanti e segni grandi dal cielo”. Ci sia-
mo, ho pensato leggendo il Corriere
della Sera, dove Martini tiene una ru-
brica settimanale di posta molto ap-
prezzata. Ho cercato di chiedere, com-
mentare, confrontare con amici e colle-
ghi l’Annuncio. Collima perfettamente
con le profezie Maya. E con i nuovi al-
lineamenti planetari che sarebbero re-
sponsabili di un mutato magnetismo
terrestre, all’origine di terremoti, tsu-
nami e maremoti. Il cardinale legittima
anche le profezie geologiche che vor-
rebbero Roma antica distrutta da un si-
sma che potrebbe manifestarsi fra l’11
e il 15 maggio prossimi.
Allarme? Macché. Stupore, indiffe-
renza, scetticismo. Nessuno pensa a un
futuro così lontano, nessuno ragiona
nemmeno fino al 2012. Nulla può di-
strarre i romani, in questi giorni. Stan-
no pigramente sdraiati nei bar e nei ri-
storanti all’aperto di ogni ordine e gra-
do (per parlare ormai si esce da case e
uffici, senza telefonini). Nemmeno la
beatificazione dell’adorato Giovanni
Paolo II, calendarizzata per un primo
maggio che s’immagina infuocato, e
non soltanto dal sole. Zero reattività. Si
discute solo di un argomento: la storia,
per certi versi romanzesca, di Giampy.
Bellino, di buonissima famiglia, mam-
ma altolocata, cognomi e titoli a segui-
re, automobili sensazionali da esibire
e da imprestare o vendere agli amici
del bar Euclide: Giampy Castellacci è
il Madoff dei Parioli. Gli hanno affida-
to i risparmi di una vita, le eredità, i
guadagni e le risorse anche un po’ se-
grete centinaia di persone in buona fe-
de. C’è chi, come una signora bene di
una dinasty editoriale, lo ha inseguito
– quando era ancora a piede libero – fi-
no davanti al portone di piazza don
Minzoni per insultarlo e urlare davan-
ti a tutti il suo dolore e la sua rabbia,
“erano i soldi di mia figlia, disgrazia-
to”. C’è chi è andato sotto casa del so-
cio, dalle parti di largo Messico, per as-
sestargli due schiaffoni prima che la
giustizia si occupasse di lui (e non era
una scena da film, anche se la vittima
è un supercinematografaro smaliziato
assai). I migliori penalisti sono assedia-
ti da centinaia di pariolini infuriati con
la cricca dei consulenti vip. In una città
in cui tutti sono parenti, compagni di
scuola, di circolo o di cazzeggio, lo
scandalo attraversa le famiglie dell’al-
ta borghesia, l’aristocrazia vera e quel-
la televisiva e politica. La lista dei rag-
girati sembra infinita e sorprendente.
Si apre la caccia al tesoro residuo,
chissà dove è finito (o nascosto, come
ha fatto un ex agente di cambio con
due cognomi, figlio di un galantuomo
stimato: 6 milioni e passa di euro spo-
stati dai clienti all’isoletta-paradiso fi-
scale). Si parla molto di soldi, in città, e
poco di Apocalisse.
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Uri





Contro l’ Apocalisse dei Maya o del quasi coevo Martini non ci possiamo fare niente.
Invece dagli emuli di questo Giampy certamente si! Ma che ci sia anche Rutellone?
Ho l’impressione che la “politica” odierna non sia altro che una lunga campagna elettorale non fatta per il voto, ma per spingere e produrre l’astensione.
Stiamo accorti !