Caro direttore, venerdì scorso il governo ha firmato con Cisl, Uil e Ugl una Intesa che sostanzialmente azzera la riforma Brunetta delle amministrazioni. Se nell’estate scorsa Tremonti aveva abolito la «carota» prevista in quella riforma, cioè i premi per i dipendenti pubblici più meritevoli, ora questa Intesa abolisce il «bastone»: in sostanza garantisce che a nessuno, per quanto inefficiente, verrà tolto un solo euro del «salario accessorio» percepito nel 2010. Per spiegare il contenuto effettivo di questo accordo, ne propongo una traduzione dal buro-sindacalese in italiano.
Intesa 4 febbraio 2011: fermi tutti, abbiamo scherzato.
1. Le Parti, sostituendo questo accordo agli atti di un legislatore velleitario e di un governo inconcludente, si danno reciprocamente atto che la riforma delle amministrazioni pubbliche recata dal decreto legislativo n. 150/2009 deve considerarsi come mai emanata. In particolare, ogni funzione di valutazione della performance delle amministrazioni attribuita a organi indipendenti deve intendersi avocata a sé dalle Parti stesse, nello spirito del Memorandum governo-sindacati 23 gennaio 2007. Tutte le invettive pronunciate dal ministro Brunetta contro il detto Memorandum nel corso degli ultimi due anni e mezzo devono intendersi revocate, con formali scuse all’ex ministro Nicolais.
2. Le Parti convengono, in particolare, che deve considerarsi abrogato l’articolo 19 del decreto legislativo n. 150/2009: conseguentemente, in tutte le circolari e documenti emanati dal settembre 2009 in poi dal ministero della Funzione pubblica, la frase «mai più un solo centesimo di salario accessorio verrà erogato al dipendente inefficiente» e ogni frase che dica cosa simile devono intendersi sostituite dalla seguente: «il ministro riconosce di essere incapace di differenziare il trattamento dei dipendenti pubblici in base alla rispettiva performance individuale e pertanto garantisce a ciascuno di essi che, anche se lavorerà malissimo e qualunque nefandezza commetta, non potrà percepire meno di quanto ha percepito nel 2010, a titolo sia di stipendio sia di cosiddetto "salario accessorio"». Siamo tutti bravi, altro che fannulloni!
3. Al ministro della Funzione pubblica sarà ancora consentito — purché soltanto per ragioni propagandistiche — sostenere nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, o nelle interviste a quotidiani e settimanali, che al 25% di dipendenti più meritevoli verranno destinati premi finanziati con le «risorse aggiuntive». Le Parti, tuttavia, si danno reciprocamente atto che, stanti i vincoli posti con il d.lgs. n. 78/2010 (i «tagli lineari» del ministro Tremonti per la «stabilizzazione finanziaria»), nessuna amministrazione potrà incrementare il fondo del salario accessorio con risorse aggiuntive; conseguentemente è garantito il ritorno a un trattamento rigorosamente egualitario, secondo la buona prassi consolidata prima del decreto n. 150/2009.
4. Le Parti convengono che devono considerarsi abrogate tutte le disposizioni nelle quali compaia il riferimento a organi indipendenti di valutazione della performance delle amministrazioni: ritorna in vigore la disposizione contenuta nel Memorandum governo-sindacati 23 gennaio 2007, che prevedeva l’affidamento della funzione di valutazione a commissioni paritetiche, costituite da rappresentanti delle amministrazioni oggetto di controllo e da rappresentanti sindacali dei dipendenti delle amministrazioni medesime.
5. Il governo si impegna a impartire all’Aran entro 15 giorni istruzioni affinché l’Agenzia stessa adegui il proprio operato alle disposizioni della presente Intesa e, in particolare, adegui i contenuti della contrattazione di livello nazionale ai criteri che hanno ispirato la contrattazione integrativa in tutto il periodo precedente al decreto n. 150/2009. Il ministro della Funzione pubblica ritira tutte le critiche ingiustamente rivolte a quella felice stagione della contrattazione collettiva del settore pubblico e si impegna, in generale, a non parlar più del sindacato del settore dell’impiego pubblico, se non in termini elogiativi.
Dichiarazione a verbale. La Cgil-Funzione pubblica si astiene dal sottoscrivere la presente Intesa non perché sottovaluti il positivo rilievo dell’azzeramento delle perniciose velleità del ministro Brunetta in materia di valutazione della performance individuale e di struttura, ma perché dissente dalla sostanziale assoluzione che con l’Intesa stessa gli viene accordata dalle Organizzazioni sindacali firmatarie: compito di ogni sindacato degno di questo nome è battersi fino all’ultimo sangue contro tutti i governi di centrodestra e rifiutare di contribuire a qualsiasi accordo con essi, quale che ne sia il contenuto.
P. Ichino
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Risponde il prof. Forte (ma attendiamo Brunetta)
L’ intervento di Pietro Ichino sul Corrie-
re della Sera di ieri contiene un gratui-
to attacco al ministro per la Pubblica am-
ministrazione e l’innovazione, Renato Bru-
netta. Il giuslavorista scrive che con l’ac-
cordo firmato da Cisl, Uil, Confsal, Cida,
Ugl, Usae e non da Cgil, c’è stata “la resa”
del ministro. Con l’accordo, secondo il se-
natore del Pd, Brunetta ha seppellito la sua
riforma della Pubblica amministrazione, in
quanto esso avrebbe abrogato le disposizio-
ni sul salario di produttività, contenute nel
decreto legislativo del 27 ottobre del 2009 n.
150. Da un giurista non mi aspettavo l’affer-
mazione che un accordo sindacale potesse
abrogare un decreto legislativo. Infatti co-
sì non è. Secondo il decreto legislativo del
27 ottobre del 2009, premi di produttività
sarebbero stati attribuiti non più a tutti i la-
voratori indipendentemente dal loro meri-
to, ma in rapporto a esso. Si sarebbe segui-
to il principio generale per cui il 25 per
cento dei lavoratori migliori avrebbe avu-
to il 50 per cento dei premi, il 50 per cento
dei lavoratori con produttività media
avrebbero avuto l’altro 50 per cento e il 25
per cento dei dipendenti con merito infe-
riore alla media non avrebbe ricevuto al-
cun premio di produttività. Questa regola
doveva essere applicata dopo i nuovi con-
tratti sul pubblico impiego, in modo da evi-
tare che qualche lavoratore si vedesse de-
curtato lo stipendio. Dato il blocco a tali
contratti della legge finanziaria per il 2010,
adesso la normativa del decreto legislativo
del 2009 avrebbe potuto decurtare gli sti-
pendi. Ma i sindacati avrebbero potuto av-
viare il rinnovo dei contratti collettivi. E
poiché nel frattempo vi è stato un aumen-
to dei prezzi conside-
revole, vi era il ri-
schio che questo rin-
novo comportasse il
pieno recupero del-
l’inflazione.
Angela Merkel e
Nicolas Sarkozy, a no-
me della maggioranza
dei paesi a basso de-
bito, hanno chiesto
che nell’Eurozona
non si attuino aumen-
ti di retribuzioni volti
a recuperare il tasso
di inflazione, in cam-
bio della trasforma-
zione dell’attuale Fondo europeo di stabi-
lizzazione in un Fondo permanente di mag-
giore capacità finanziaria, con maggiori
strumenti di intervento. Questa proposta si
inquadra nelle misure europee volte a ri-
lanciare la crescita, che comportano un
contenimento della spesa pubblica corren-
te per avere più mezzi per lo sviluppo. Il go-
verno ha accettato questa linea che del re-
sto è necessaria per varare un progetto di
crescita non inflazionistico e non tale da
peggiorare i conti
pubblici.
I sindacati liberi,
con il protocollo ap-
pena firmato, hanno
accettato di non effet-
tuare richieste di rin-
novo dei contratti si-
no al 2013, con un
grande senso di re-
sponsabilità. In con-
tropartita, nel frat-
tempo, la norma sul
“25-50-25” riguardan-
te la produttività non
si applicherà ai fondi
per premi di produtti-
vità già disponibili ma ai nuovi fondi rica-
vati dai risparmi sulla spesa pubblica cor-
rente, ossia si riferirà a quello che il mini-
stro Brunetta denomina “il dividendo del-
l’efficienza”.
Entro una settimana è prevista la rico-
gnizione delle risorse da parte del Tesoro.
Mi sembra evidente che la riforma Brunet-
ta del 27 ottobre 2009, per cui i premi di
produttività verranno commisurati a que-
sta, non è stata affatto sepolta. Rimane in
piedi e viene collegata ai risparmi di spe-
sa pubblica che le varie amministrazioni
riusciranno a fare sui propri stanziamenti,
pur migliorando le proprie performance.
Mi sembra che questo accordo fra tutte le
sigle sindacali (tranne la Cgil) e Brunetta
dimostri che la sua riforma viene recepita,
seguendo la linea della collaborazione, nel
rigore assieme alla crescita. E ciò mentre
i sindacati liberi, sempre a differenza del-
la Cgil, hanno accettato l’altra misura con-
tenuta nella riforma Brunetta, quella del
controllo dell’assenteismo, che nel biennio
risulta diminuito del 35 per cento. Che, in
attesa del resto, è già un risultato di non po-
co conto.
Francesco Forte
Forse non è vero:
“Stipendi bloccati fino al 2013 in Actv, Comune, sindacati e azienda si alleano perché Roma cambi le regole. La manovra economica romana impone il rispetto delle norme del patto di stabilità ma anche alle loro partecipate. Significa cioè che i dirigenti perdono dal 5 al 10 percento dei loro stipendi e per altri dipendenti saltano gli adeguamenti del salario al costo della vita di qui al 2013 e gli scatti di anzianità. C’è voluto un po’ ad interpretare la legge ma alla fine è arrivata la doccia fredda. «Abbiamo chiesto chiarimenti, ora non abbiamo dubbi e di recente ho inviato due circolari alle società». Lo ha detto ieri il direttore generale Marco Agostini alle commissioni seconda (Società) e quarta (Mobilità). «I tagli regionali al trasporto, tre anni senza contratto e ora questa legge: è troppo», ha aggiunto Valter Novembrini della Cgil.”