8 feb 11

Caro direttore, venerdì scorso il governo ha firmato con Cisl, Uil e Ugl una Intesa che sostanzialmente azzera la riforma Brunetta delle amministrazioni. Se nell’estate scorsa Tremonti aveva abolito la «carota» prevista in quella riforma, cioè i premi per i dipendenti pubblici più meritevoli, ora questa Intesa abolisce il «bastone»: in sostanza garantisce che a nessuno, per quanto inefficiente, verrà tolto un solo euro del «salario accessorio» percepito nel 2010. Per spiegare il contenuto effettivo di questo accordo, ne propongo una traduzione dal buro-sindacalese in italiano.

Intesa 4 febbraio 2011: fermi tutti, abbiamo scherzato.

1. Le Parti, sostituendo questo accordo agli atti di un legislatore velleitario e di un governo inconcludente, si danno reciprocamente atto che la riforma delle amministrazioni pubbliche recata dal decreto legislativo n. 150/2009 deve considerarsi come mai emanata. In particolare, ogni funzione di valutazione della performance delle amministrazioni attribuita a organi indipendenti deve intendersi avocata a sé dalle Parti stesse, nello spirito del Memorandum governo-sindacati 23 gennaio 2007. Tutte le invettive pronunciate dal ministro Brunetta contro il detto Memorandum nel corso degli ultimi due anni e mezzo devono intendersi revocate, con formali scuse all’ex ministro Nicolais.

2. Le Parti convengono, in particolare, che deve considerarsi abrogato l’articolo 19 del decreto legislativo n. 150/2009: conseguentemente, in tutte le circolari e documenti emanati dal settembre 2009 in poi dal ministero della Funzione pubblica, la frase «mai più un solo centesimo di salario accessorio verrà erogato al dipendente inefficiente» e ogni frase che dica cosa simile devono intendersi sostituite dalla seguente: «il ministro riconosce di essere incapace di differenziare il trattamento dei dipendenti pubblici in base alla rispettiva performance individuale e pertanto garantisce a ciascuno di essi che, anche se lavorerà malissimo e qualunque nefandezza commetta, non potrà percepire meno di quanto ha percepito nel 2010, a titolo sia di stipendio sia di cosiddetto "salario accessorio"». Siamo tutti bravi, altro che fannulloni!

3. Al ministro della Funzione pubblica sarà ancora consentito — purché soltanto per ragioni propagandistiche — sostenere nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, o nelle interviste a quotidiani e settimanali, che al 25% di dipendenti più meritevoli verranno destinati premi finanziati con le «risorse aggiuntive». Le Parti, tuttavia, si danno reciprocamente atto che, stanti i vincoli posti con il d.lgs. n. 78/2010 (i «tagli lineari» del ministro Tremonti per la «stabilizzazione finanziaria»), nessuna amministrazione potrà incrementare il fondo del salario accessorio con risorse aggiuntive; conseguentemente è garantito il ritorno a un trattamento rigorosamente egualitario, secondo la buona prassi consolidata prima del decreto n. 150/2009.

4. Le Parti convengono che devono considerarsi abrogate tutte le disposizioni nelle quali compaia il riferimento a organi indipendenti di valutazione della performance delle amministrazioni: ritorna in vigore la disposizione contenuta nel Memorandum governo-sindacati 23 gennaio 2007, che prevedeva l’affidamento della funzione di valutazione a commissioni paritetiche, costituite da rappresentanti delle amministrazioni oggetto di controllo e da rappresentanti sindacali dei dipendenti delle amministrazioni medesime.

5. Il governo si impegna a impartire all’Aran entro 15 giorni istruzioni affinché l’Agenzia stessa adegui il proprio operato alle disposizioni della presente Intesa e, in particolare, adegui i contenuti della contrattazione di livello nazionale ai criteri che hanno ispirato la contrattazione integrativa in tutto il periodo precedente al decreto n. 150/2009. Il ministro della Funzione pubblica ritira tutte le critiche ingiustamente rivolte a quella felice stagione della contrattazione collettiva del settore pubblico e si impegna, in generale, a non parlar più del sindacato del settore dell’impiego pubblico, se non in termini elogiativi.

Dichiarazione a verbale. La Cgil-Funzione pubblica si astiene dal sottoscrivere la presente Intesa non perché sottovaluti il positivo rilievo dell’azzeramento delle perniciose velleità del ministro Brunetta in materia di valutazione della performance individuale e di struttura, ma perché dissente dalla sostanziale assoluzione che con l’Intesa stessa gli viene accordata dalle Organizzazioni sindacali firmatarie: compito di ogni sindacato degno di questo nome è battersi fino all’ultimo sangue contro tutti i governi di centrodestra e rifiutare di contribuire a qualsiasi accordo con essi, quale che ne sia il contenuto.

 

P. Ichino

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2 commenti.

  • paolop scrive:

    Risponde il prof. Forte (ma attendiamo Brunetta)

    L’ intervento di Pietro Ichino sul Corrie-
    re della Sera di ieri contiene un gratui-
    to attacco al ministro per la Pubblica am-
    ministrazione e l’innovazione, Renato Bru-
    netta. Il giuslavorista scrive che con l’ac-
    cordo firmato da Cisl, Uil, Confsal, Cida,
    Ugl, Usae e non da Cgil, c’è stata “la resa”
    del ministro. Con l’accordo, secondo il se-
    natore del Pd, Brunetta ha seppellito la sua
    riforma della Pubblica amministrazione, in
    quanto esso avrebbe abrogato le disposizio-
    ni sul salario di produttività, contenute nel
    decreto legislativo del 27 ottobre del 2009 n.
    150. Da un giurista non mi aspettavo l’affer-
    mazione che un accordo sindacale potesse
    abrogare un decreto legislativo. Infatti co-
    sì non è. Secondo il decreto legislativo del
    27 ottobre del 2009, premi di produttività
    sarebbero stati attribuiti non più a tutti i la-
    voratori indipendentemente dal loro meri-
    to, ma in rapporto a esso. Si sarebbe segui-
    to il principio generale per cui il 25 per
    cento dei lavoratori migliori avrebbe avu-
    to il 50 per cento dei premi, il 50 per cento
    dei lavoratori con produttività media
    avrebbero avuto l’altro 50 per cento e il 25
    per cento dei dipendenti con merito infe-
    riore alla media non avrebbe ricevuto al-
    cun premio di produttività. Questa regola
    doveva essere applicata dopo i nuovi con-
    tratti sul pubblico impiego, in modo da evi-
    tare che qualche lavoratore si vedesse de-
    curtato lo stipendio. Dato il blocco a tali
    contratti della legge finanziaria per il 2010,
    adesso la normativa del decreto legislativo
    del 2009 avrebbe potuto decurtare gli sti-
    pendi. Ma i sindacati avrebbero potuto av-
    viare il rinnovo dei contratti collettivi. E
    poiché nel frattempo vi è stato un aumen-
    to dei prezzi conside-
    revole, vi era il ri-
    schio che questo rin-
    novo comportasse il
    pieno recupero del-
    l’inflazione.
    Angela Merkel e
    Nicolas Sarkozy, a no-
    me della maggioranza
    dei paesi a basso de-
    bito, hanno chiesto
    che nell’Eurozona
    non si attuino aumen-
    ti di retribuzioni volti
    a recuperare il tasso
    di inflazione, in cam-
    bio della trasforma-
    zione dell’attuale Fondo europeo di stabi-
    lizzazione in un Fondo permanente di mag-
    giore capacità finanziaria, con maggiori
    strumenti di intervento. Questa proposta si
    inquadra nelle misure europee volte a ri-
    lanciare la crescita, che comportano un
    contenimento della spesa pubblica corren-
    te per avere più mezzi per lo sviluppo. Il go-
    verno ha accettato questa linea che del re-
    sto è necessaria per varare un progetto di
    crescita non inflazionistico e non tale da
    peggiorare i conti
    pubblici.
    I sindacati liberi,
    con il protocollo ap-
    pena firmato, hanno
    accettato di non effet-
    tuare richieste di rin-
    novo dei contratti si-
    no al 2013, con un
    grande senso di re-
    sponsabilità. In con-
    tropartita, nel frat-
    tempo, la norma sul
    “25-50-25” riguardan-
    te la produttività non
    si applicherà ai fondi
    per premi di produtti-
    vità già disponibili ma ai nuovi fondi rica-
    vati dai risparmi sulla spesa pubblica cor-
    rente, ossia si riferirà a quello che il mini-
    stro Brunetta denomina “il dividendo del-
    l’efficienza”.
    Entro una settimana è prevista la rico-
    gnizione delle risorse da parte del Tesoro.
    Mi sembra evidente che la riforma Brunet-
    ta del 27 ottobre 2009, per cui i premi di
    produttività verranno commisurati a que-
    sta, non è stata affatto sepolta. Rimane in
    piedi e viene collegata ai risparmi di spe-
    sa pubblica che le varie amministrazioni
    riusciranno a fare sui propri stanziamenti,
    pur migliorando le proprie performance.
    Mi sembra che questo accordo fra tutte le
    sigle sindacali (tranne la Cgil) e Brunetta
    dimostri che la sua riforma viene recepita,
    seguendo la linea della collaborazione, nel
    rigore assieme alla crescita. E ciò mentre
    i sindacati liberi, sempre a differenza del-
    la Cgil, hanno accettato l’altra misura con-
    tenuta nella riforma Brunetta, quella del
    controllo dell’assenteismo, che nel biennio
    risulta diminuito del 35 per cento. Che, in
    attesa del resto, è già un risultato di non po-
    co conto.
    Francesco Forte

  • paolop scrive:

    Forse non è vero:
    “Stipendi bloccati fino al 2013 in Actv, Comune, sindacati e azienda si alleano perché Roma cambi le regole. La manovra economica romana impone il rispetto delle norme del patto di stabilità ma anche alle loro partecipate. Significa cioè che i dirigenti perdono dal 5 al 10 percento dei loro stipendi e per altri dipendenti saltano gli adeguamenti del salario al costo della vita di qui al 2013 e gli scatti di anzianità. C’è voluto un po’ ad interpretare la legge ma alla fine è arrivata la doccia fredda. «Abbiamo chiesto chiarimenti, ora non abbiamo dubbi e di recente ho inviato due circolari alle società». Lo ha detto ieri il direttore generale Marco Agostini alle commissioni seconda (Società) e quarta (Mobilità). «I tagli regionali al trasporto, tre anni senza contratto e ora questa legge: è troppo», ha aggiunto Valter Novembrini della Cgil.”




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