Capita a volte che hai un mezzo pomeriggio in una delle tante belle città italiane di provincia.
Vai dove devi andare, non hai voglia
di fare la turista, e anzi scegli
stradine laterali, senza gente;
camminando t’imbatti in uno slargo
con una chiesa, di quelle un po’ neglette,
spesso chiuse;
sei già in ritardo, ma guardi
la facciata che sonnecchia, e subito
i tuoi passi si allentano, si disfano,
si fanno trasognati finché non resti
immobile a chiederti cos’è
quel denso concentrato di esistenza
sorpresa dentro un tempo che ti assorbe
in una proporzione originaria.
Più che bellezza: è un’appartenenza elementare, semplice, già data.
Ah, non toccate niente, non sciupate!
C’è la mia patria in quelle pietre addormentata.
maggio, i primi giorni
quando aprile gli si è appena sciolto
dentro –
giorni santi, stupefatti,
trasparente cielo fino di batista
che i nostri sensi
accolgono adoranti, incapaci di invocare un’altra luce
se non questa.
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Uri




Essendo un Cane, amo correre nei boschi, nuotare nei ruscelli, andare in cerca di tane di conigli ed ho perfino amici cinghiali e caprioli che corrono insieme a me.
Il bosco è spesso la mia seconda casa, quando riesco a scappare dalla casetta dei miei “genitori”.
Nel bosco son felice e contento, nella casetta mi sento amato e sto bene.
Ma quando qualche volta riesco a scodinzolare per le strade di città e posso annusare dappertutto, allora sono felicissimo.
Vecchi muri di antiche mura, selciati ed acciotolati, mattoni a lisca di pesce, masegni e pietre bianche d’Istria, granito rosa e grigio, piastrelle vecchie e nuove, marmi e marmetti.
Annuso e guardo dappertutto intorno a me: balaustre in ghisa, in marmo, in ferro, in antico legno, angoli di case in pietra d’Istria, mattoni e cemento, calce, vecchi intonaci ocra, rossi e giallognoli.
E poi di tanto in tanto, finalmente, qualche tronco d’albero e una piccola aiuola dove posso finalmente star meglio, per un po’, poi alla ricerca di una fontana.
E la trovo: di ghisa, di marmo, di pietra, di mattoni, persino di legno.
Peccato che noi cani siamo daltonici e non possiamo apprezzare tutte queste bellezze.
Ma quanto è bella la città, piena di vita e di Cani la Città !
E quanto è piacevole scodinzolare per le strade e le viuzze delle città, senza Carnevale incombente.
Il bosco è il mio mondo, mi appartiene, li’ incontro i miei simili, gioco e mi azzuffo con loro.
La città è qualcosa di indescrivibile: tento spesso di spiegarla ai miei amici
che non possono andarci e che forse non saprebbero apprezzarla, perchè non sarebbero bene accolti.
Quanto è bello esser Cani.
Mancano, per un svista, gli ultimi quattro versi alla poesia scelta con cura oggi per il 150esimo:
quando aprile gli si è appena sciolto/ dentro – giorni santi, stupefatti,/ trasparente cielo fino di batista/ che i nostri sensi accolgono adoranti, incapaci di invocare un’altra luce/ se non questa
…gli altri, i clandestini,/ imprecisabili per numero e per specie, e per i quali/ tutti, io provo un grandissimo rispetto,/ come dovrebbe ognuno
Come dovrebbe ognuno che legge questi versi di Patrizia Cavalli.
cosi’ concludeva la poesia citata:
“…gli altri, i clandestini,/ imprecisabili per numero e per specie, e per i quali/ tutti, io provo un grandissimo rispetto,/ come dovrebbe ognuno ”
Come dovrebbe ognuno che legge questi toccanti versi di Patrizia Cavalli.
choky scrive:
Il tuo commento è in attesa di moderazione
01/03/2011 alle 19:08
Carlo Teodoro Maria Nicola Giovanni Giacomo Filippo Francesco Giuseppe Silvestro Barone von und zu Guttenberg
7 anni di studi di giurisprudenza, licenza e diploma (5+2)all’Università di Bayreuth.
ha passato con successo il primo esame di avvocatura di stato.
ha riconosciuto di aver copiato parte della tesi di dottorato e per questo ha dato le dimissioni.Da noi anche Berlusconi e Di Pietro sono dottori in giurisprudenza,dopo 4 anni uno e tre (alcuni dicono due ) il secondo.
choky scrive:
Il tuo commento è in attesa di moderazione
28/02/2011 alle 11:13
Essendo un Cane, amo correre nei boschi, nuotare nei ruscelli, andare in cerca di tane di conigli ed ho perfino amici cinghiali e caprioli che corrono insieme a me.
Il bosco è spesso la mia seconda casa, quando riesco a scappare dalla casetta dei miei “genitori”.
Nel bosco son felice e contento, nella casetta mi sento amato e sto bene.
Ma quando qualche volta riesco a scodinzolare per le strade di città e posso annusare dappertutto, allora sono felicissimo.
Vecchi muri di antiche mura, selciati ed acciotolati, mattoni a lisca di pesce, masegni e pietre bianche d’Istria, granito rosa e grigio, piastrelle vecchie e nuove, marmi e marmetti.
Annuso e guardo dappertutto intorno a me: balaustre in ghisa, in marmo, in ferro, in antico legno, angoli di case in pietra d’Istria, mattoni e cemento, calce, vecchi intonaci ocra, rossi e giallognoli.
E poi di tanto in tanto, finalmente, qualche tronco d’albero e una piccola aiuola dove posso finalmente star meglio, per un po’, poi alla ricerca di una fontana.
E la trovo: di ghisa, di marmo, di pietra, di mattoni, persino di legno.
Peccato che noi cani siamo daltonici e non possiamo apprezzare tutte queste bellezze.
Ma quanto è bella la città, piena di vita e di Cani la Città !
E quanto è piacevole scodinzolare per le strade e le viuzze delle città, senza Carnevale incombente.
Il bosco è il mio mondo, mi appartiene, li’ incontro i miei simili, gioco e mi azzuffo con loro.
La città è qualcosa di indescrivibile: tento spesso di spiegarla ai miei amici
che non possono andarci e che forse non saprebbero apprezzarla, perchè non sarebbero bene accolti.
Quanto è bello esser Cani.