Allora vi racconto questa. Mia figlia, “cervelloinfuga”, riceve una Borsa di Studio in un centro di ricerca di bruxelles, e appunto decide di emigrare. A metà ottobre, approssimandosi la data dell’ emigrazione, spedisce suppellettili e abbigliamento in due valigie, utilizzando le Poste Italiane. Non avendo una fretta particolare sceglie il servizio più economico. Timbri tondi, firme, ecc. tutto in regola. Spedisce le valigie al Centro di Ricerca dell ‘ Università in modo da esser sicura che il recapito trovi qualcuno pronto alla ricezione.
Passa un mese, passa l’ altro e delle valigie nessun cenno di vita. Allora papà viene incaricato delle indagini. Cerca sul sito, giallo e pieno di frecce, ma non esiste il servizio di ricerca valigie scomparse, telefona e una, per la verità premurosa, signora consiglia di recarsi in un ufficio postale e fare un reclamo.
Il modulo per il reclamo è disponibile presso tutti gli uffici postali, ma la sua compilazione è laboriosetta, per cui, compilato il modulo (due, uno per ciascuna valigia) mi presento allo sportello. Vengo dirottato a uno sportello speciale e un gentile vecchietto (qualche anno meno di me) mette altri timbri tondi sul modulo del reclamo e mi dice che “ i gà 40 giorni de tempo par risponder”. Alla mia richiesta di che cosa dovrò fare se nel caso non arrivassero, mi dice che “alora lu gà da farghe causa”.
Mi colpisce il senso di appartenenza (è sempre un altro chi deve far qualcosa), ma tant’è.
Passano 35 giorni e questa volta mia figlia tornata per le Feste, va a chiedere informazioni: deve produrre il numero di pratica: ma il numero di pratica viene apposto all’ Ufficio di Milano e non comunicato all’ utente: “però mi lasci chiedere e torni tra un paio di giorni, che ho un amico….”.
Dopo due giorni comunica il numero di pratica e comunica anche che al momento non c’è risposta, ma che mancano ancora 5 giorni allo scadere del fatidico 40 esimo giorno.
Fango sulle Poste Italiane, schifo, servizi da terzo mondo…..
Finalmente martedì arrivano le valigie: cioè erano arrivate il 25 ottobre ma consegnate dal solerte servizio postale di Bruxelles ad un altro Istituto Universitario, dove il solerte impiegato non aveva pensato di avvisare questa signora e se le era tenute lì come ingombro.
Cioè le Poste Italiane erano state efficienti (nel trasporto anche se non nelle ricerche) ma il corrispondente Ufficio Postale di Bruxelles, capitale d’ Europa, proverbiale efficienza nordica, si era sbagliato e il rigoroso apparato Universitario Belga aveva dormito due bei mesetti.
Non potremo più dire “Viva l’ Italia”, dovremo dire “Viva l’ Europa”: realizzato l’ allineamento della qualità nei servizi!
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Uri




Sono contento. Che le valigie, sole e abbandonate, si siano accasate correttamente. Ma anche che sia successa questa avventura; perchè sono convinto da sempre, che da noi molte cose non vanno e che i mastodontici enti pubblici sono spesso inefficienti , ma anche che non è vero che siamo sempre gli ultimi della classe. E, lasciatevelo dire da chi non è mai stato il primo, questo è molto importante.
Choky ha avuto a che fare con tanti canili europei durante la sua vita.
Ma una cosa ha imparato subito:mai spedire una valigia e mai spedire checchessia ad un indirizzo incerto,soprattutto in un paee bilingue e dove ULB e FUB so no la stessa cosa, ma in posti diversi,divisi solo da tre metri di muro, ma soprattutto da una barriera linguistica e politica che rende difficile ogni sorta di semplice azione quotidiana se non conosci le due lingue.
Mi dispiace molto per cio’ che èaccaduto al cervellone in fuga, ma siamo nel 2011 e quando si spedisce una valigia od altro per posta , vengono apposte delle etichette elettroniche che debbono servire a seguire la “raccomandata” in tutti i suoi giri per l’Europa.
Se nel luogo di partenza cio’non è stato fatto….
Evviva von Taxis e viva il tempo in cui si viaggiava in diligenza !
E Viva l’Europa e speremo che ea dura…..
baubau baubau