26 gen 11

Umberto Saba, dopo la batosta del ’48, inveì contro l’orrore della «porca Italia» che aveva osato votare contro gli auspici del grande poeta. Sono invece quindici anni che si replica stancamente il rito dell’invettiva contro alcuni milioni di elettori considerati l’Italia peggiore, ripugnante, corrotta, sciocca, incolta, «barbara». Ora Andrea Camilleri, su MicroMega, porta a compimento la deprecazione indignata contro «l’homo berlusconensis». Non contro Berlusconi, come sarebbe normale per chi lo avversa, ma contro chi lo vota. Disprezzare chi ha contratto il vizio morale di votare contro la tua parte ha un duplice, tonificante effetto. Gratifica l’Ego di chi si sente superiore e si considera titolare del diritto di far parte honoris causa dell’Italia dei «migliori».

Consente inoltre di autoconsolarsi, attribuendo le ragioni della sconfitta non già ai propri errori, ma alla tara genetica degli italiani incapaci di apprezzare chi, incompreso, meriterebbe un destino più favorevole. È una forma di superbia antropologica, che Luca Ricolfi già chiamò (inascoltato) «razzismo etico», che talvolta assume forme macchiettistiche. E infatti non c’è figura più patetica di chi, sentendosi parte di un’aristocrazia spirituale non contaminata dalle bassezze del popolo volgare e grossolano, fa di questa presunzione un titolo di cui vantarsi. Una presunzione, tra l’altro, del tutto arbitraria. E immeritata. Questo sussiego è talmente insopportabile che una parte dell’elettorato, pur di non consegnarsi nella mani della casta dei «migliori», preferisce affidarsi a chi, almeno, non ne fa oggetto di disprezzo e di disgusto antropologico. Se ci si chiede come mai non parta nell’elettorato berlusconiano una vigorosa «rivolta morale» nei confronti della deplorevole condotta del suo leader, pochi alfieri dell’antiberlusconismo antropologico sono disposti a concluderne che l’alternativa proposta a quell’elettorato non è poi così attraente come appare agli occhi degli ottimati. E perciò, come in un circolo vizioso, gli ottimati afflitti dal «complesso dei migliori» trovano in ogni sconfitta l’ennesima riprova del loro assunto: essendo il popolo bue e puerile, massa di manovra imbottita di spot pubblicitari e dunque vulnerabile ai richiami incantatori del Nemico, ergo la minoranza colta e illuminata non potrà che andare incontro a un numero impressionante di sconfitte. Si tratta di un tic mentale per la verità molto più diffuso tra gli intellettuali, gli attori, i comici, gli scrittori, i cantanti che non tra i responsabili dei partiti. A differenza degli intellettuali, infatti, chi ha una responsabilità di partito sente la mancanza di consenso come una maledizione e il recupero del consenso come una missione ineludibile. Ma molto spesso sono gli intellettuali, anziché i leader di partito, a dettare il «tono» generale del discorso, a fissare le priorità emotive del popolo che si riconosce nell’opposizione. Tanto che i leader politici appaiono sempre in difesa, come se dovessero rincorrere l’oltranzismo verbale di chi, nel grido di disprezzo verso l’Italia «inferiore» degli altri, sente vibrare le corde della piazza, le ovazioni dei seguaci, il ruggito del «popolo contro». Ecco perché il razzismo antropologico, oltre a essere una malattia culturale, rischia di diventare anche un permanente e invalidante handicap politico. Invece di conquistare il consenso e strapparlo all’avversario, perpetua una divisione insanabile con la parte maggioritaria, ma corrotta, dell’elettorato. E perciò consegna per sempre quella fetta del popolo tanto disprezzato all’egemonia berlusconiana tanto deplorata. Un boomerang micidiale, che prolungherà i suoi effetti anche alla fine di questa lunga stagione politica di bipolarismo primitivo e di guerra civile strisciante. Quando le due Italie, oggi divise da un muro di disprezzo e di ostilità, dovranno ricominciare a parlarsi.

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10 commenti.

  • choky scrive:

    L’Italia è quella che è, ma e’ il nostro Paese, composto di ricchi ,di poveri, di medio abbienti, di studiosi ,di para analfabeti, di grandi imprenditori e di bravi operai, di impiegati e funzionari dello stato molto o mediamente preparati e con un senso del dovere sviluppato grandemente o mediamente.
    Ma, tutti insieme, “berlusconizzati” , “vendolizzati” o “albertodagiussanizzati” devono rendersi conto che il Risorgimento ci ha uniti 150 anni orsono.
    I ricchi latifondisti festaioli e arroganti, la piccola e media borghesia invidiosa del modus vivendi dei ricchi , i poveri braccianti in mano ai latifondisti , gli operai agricoli,tessili e manifatturieri del nord c’erano anche prima dell’unità d’Italia.
    La risposta obbligata alla “non Italia” fu l’emigrazione di massa alla fine a partire dalla fine dell’ottocento.Gli intellettuali non “mussolinensis” se ne andarono al confino o in esilio.
    Alcuni furono uccisi dagli agenti fascisti, Altri persero il posto nelle facoltà e nel settore poubblico.

    Senza disprezzo continuo, ma con autocritica e presa di coscienza della situazione, nella ricerca di far convivere opposti estremismi culturali e situazione economica e occupazionale in crisi, cerchiamo di arrivare ad una coesione sociale che permetterà di vivere piu`serenamente insieme, senza combattere e combatterci e senza piu`lanciare l’uno e l’altro, l’uno all’altro, quotidianamente,ondate di disprezzi.

    Evviva la diversità.
    Evviva l’Italia

    choky

  • bubi scrive:

    Già, ma tutto questo non prende in considerazione la possibilità che la maggioranza delle persone sia DAVVERO corrotta. Perchè questo è ciò che molti constatano ogni giorno non alla televisione ma nella vita reale.

  • Ambrogio Leuca scrive:

    “chi ha contratto il vizio morale di votare contro la tua parte”? Ma quando mai, egregio signore? Forse anche lei crede che Berlusconi si sia dato alla politica per contrastare qualcuno?
    E non si può criticare chi vota “per” qualcosa? Ce lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, quel “qualcosa”! E quindi perché non chiedersi come mai la gente non vota PER qualcos’altro.
    Lei, egregio signore, come tutti quelli che votano CONTRO, è un pessimo esempio e una pessima coscienza.

  • paolop scrive:

    Bubi,

    purtroppo l’ uomo è peccatore e per molti un peccato è corrompere e farsi corrompere. Altri peccati per altri.

    Se tu lo vedi nella vita reale, denuncialo! Senza nascondersi sempre dietro il “si dice il peccato e non il peccatore”. Proviamo qualche volta a dire anche il nome del peccatore!

    Ma non facciamo sempre di ogni erba un fascio, ci sono molti che non corrompono e molti che non sono corrotti.

  • paolop scrive:

    Ambrogio,

    io voto sempre PER, creda. Anche se a volte ho stizza con i sepolcri imbiancati che condannano solo perchè vorrebbero peccare ma non ne sono capaci….. Non per morale, ma per impossibilità materiale.

    Io pago le tasse. Ma se tecnicamente potessi evadere sarei davvero ancora un contribuente ‘onesto’?

    Ognuno faccia i conti con la propria di coscienza, non con quella degli altri.

  • choky scrive:

    che cos’è la “possibilità tecnica di evadere le tasse”
    vorrei un esempio.

  • paolop scrive:

    Spiego velocemente: la mia società fornisce esclusivamente aziende e compra esclusivamente da multinazionali. Quindi tutti i flussi di danaro in entrata ed in uscita sono a mezzo banca e corrispondenti a fatture. Quindi i redditi sono controllabili e qualche volta controllati.

    Altri invece (negozianti, ristoratori, bar, alberghi, professionisti, ecc.) forniscono privati consumatori che non hanno interesse a generare nessun documento di controllo e preferiscono liquidare spese in contanti (strucando l’ ocio). Questi incassi entrano magari direttamente nelle tasche e diventano liquidità personale.

    Magari qualcuno fa anche lavori cosiddetti in “nero”, e ognuno di noi ha memorie personali di pittori, elettricisti, meccanici secondolavoristi.

    Ecco l’ esempio. Poi se vuoi: falsi rimborsi spese, fatture inventate, ecc..

  • choky scrive:

    a paolop:

    Bene, allora vorresti che non fosse piu’ possibile la “tecnica” che rende possibile l’evasione o l’elusione fiscale.

    Per le sottofaturazioni: controllo doppio da parte delle autorità di finanza: con i mezzi messi a disposizione dalla GP dati credo che cio’ sarebbe posssibile, se ci fosse la volontà non tecnica, ma amministrativo-politica.

    Non parliamo di soprafatturazioni, perchè è un altro campo…..

    Per le fatture false e corrispettivi pagamenti: stessa cosa.

    Per falsi rimborsi o false provvigioni : procedura penale

    Per lavori di ristrutturazione e piccoli lavori domestici: obbligo di fatturazione, con relativo pagamento dell’IVA – controllo doppio-e possibilità , dietro presentazione dell’originale, di ottenere sgravi fiscali.(un incentivo a non evadere,chiamiamolo incentivo all’onestà)

    Per quanto riguarda San Francesco e el strucar l’ocio, controlli periodici delle casse elettroniche messe a disposizione dalla premiata società GP dati.E multe salatissime anche per i clienti che
    in questo caso sono correi.
    E controllo statistico del numero degli avventori sulla base di un’ora non di punta per gli esercenti dell’HORECA.

  • paolop scrive:

    A sottofatturazioni, sottopagamenti. A sovrafatturazioni sovrapagamenti: sembra facile ma ci stiamo avviando.
    Il penale comuncue lo lascerei alla fine dei percorsi: come i Romani “debitore insolvente fatto schiavo”.

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