Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha generato molte discussioni, buon segno. C’è chi ha parlato di fine del modello tv berlusconiano (grazie a Endemol, che è di Berlusconi); c’è chi ha parlato di evento, alla Celentano; c’è chi ha parlato di un format capace di «usare la politica». Difficile districarsi, anche perché un programma o è evento o è format (essendo finora impossibile standardizzare il fuori norma). Più interessanti, a mio avviso, gli spunti che sono presi a circolare su Internet.
«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis. L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.
E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita
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Uri






spesso anzi sempre quando leggo gli articoli dei giornalisti che paolop riporta
nel suo blog penso:
è proprio vero il proverbio che dice: nel piatto dove si mangia non si sputa
lancio una idea basta con gli articoli di lallo galli el scaveon – basta con faccino facci il puzzone – basta con oscar gianino l’insopportabile – basta con porro el brufooso
scriviamo commentiano la notizia il fatto che pìù ci turba, ci colpisce ci sorprende, con parole nostre
Bravo Trota !
finalmente sei tornato!
E’ vero, i giornali li leggiamo tutti (non tutti, ma soprattuto quelli che Berlusca vorrebbe che non leggessimo, come quando i Gesuiti non volevano che leggessimo l’Unità e la Bibbia da soli) ed allora dobbiamo fare uno sforzo e liberarci, anche sputando sul piatto.
Io ho solo una ciotola e devo dire che il mio Padrone è tanto buono, la riempie sempre di cose buone e mi lascia pensare ed agire.
Si arrabbia solo quando abbaio senza motivo, o almeno è quello che lui pensa.
Anche Tu nuoti sempre libero. devi stare attento pero’ ai pescatori.
non mangio in altro piatto che in quello dove cucino io. e tu?
trovata la matrice sottesa nel programma!, che mi ricorda le parabole di cui è spesso protagonista il ns presidente del consiglio…
in particolare quella di qualche tempo fa (mi aveva dato da riflettere), certamente ve la ricorderete, quella del povero diavolo che in un momento di rabbia violenta ha lanciato un oggetto sul volto dell’onorevole, ferendolo. ma l’indomito non si è arreso e nonostante le lesioni riportate, dall’alto della sua indulgenza e magnanimità, gli ha rivolto il suo perdono.
insomma pare che ci sia difficile uscire dalle dinamiche messianiche o forse come si potrebbe dire secondo un’altra prospettiva, dalle dinamiche edipiche. è solo la mia impressione?
mi rimetto a cuccia, e vista l’ora, in attesa della sbobba!:-)
Forse sono un Cane troppo buono, ma credo che trota si riferisse ai giornalisti e non a paolop.