Io, servo del Cav., non ho licenziato nessun giornalista
Sono sempre più complicate le vicende che riguardano la libertà di informazione. A volte incomprensibili, a volte inestricabili. Assai complicate dal fatto che chiunque partecipi alla polemica non è molto interessato, in genere, agli argomenti in discussione, ma è solo preoccupato di schierarsi con la sua squadra. Se è di destra si schiera con Silvio Berlusconi se è di sinistra contro.
Devo dire la verità: a me non è sembrata per niente chiara neanche la vicenda Fazio-SavianoBenigni. Ha sollevato un iradiddio, ma leggendo i giornali non sono riuscito a farmi una idea. I giornali di sinistra – diciamo così: di sinistra, anche se avrei molto da discutere… – sostengono che la Rai sta boicottando la trasmissione di Fabio Fazio perché antiberlusconiana. E capite bene che se le cose stanno così non è un fatto positivo. I giornali di destra sostengono invece che per questa trasmissione Saviano aveva chiesto un compenso di 240mila euro (per quattro puntate) e Benigni di 350mila euro (per una sola puntata) e del compenso di Fazio non si sa bene. Capite che se davvero fosse così, e se la Rai si fosse opposta per ragioni economiche, tutta la scena cambierebbe, e a fare la figuraccia non sarebbe più la Rai ma Roberto Saviano e Roberto Benigni, cioè due personaggi molto importanti e autorevolissimi dell’intellettualità italiana.
Io francamente non riesco a capire chi ha ragione, perché i giornali di sinistra non fanno cenno a questi compensi, e i giornali di destra non fanno accenno, e neanche smentiscono, però, il veto berlusconiano del quale parla Saviano.
Come ci si può orientare? È ragionevole conoscere la verità? Se davvero Saviano e Benigni prendono quelle cifre, francamente mi pare un po’ difficile chiedere alle masse popolari di scendere in piazza a loro difesa, visto che in genere un bravo impiegato o un operaio (cioè i componenti delle masse popolari), per guadagnare 350mila euro ci mettono più o meno quindici anni. Se invece Saviano e Benigni, come sarebbe logico, prendessero solo poche centinaia (o al massimo migliaia di euro) allora è giusto che scatti la protesta. Così come è sicuramente giusta una protesta, anche piuttosto forte, contro il fatto che il presidente del Consiglio (che si batte per la propria impunità, con il lodo Alfano) pretende poi di portare in tribunale Milena Gabanelli. È una cosa insensata: se il presidende del Consiglio pensa che un premier debba restare fuori dai palazzi di giustizia, per evitare interferenza tra i poteri dello Stato, è chiaro che questo vale sia se è accusato ma anche se è accusatore. Se Berlusconi vuole fare causa alla Gabanelli aspetti che si concluda il suo mandato.
Luca Telese, sul Fatto, mi accusa di essere un servo di Berlusconi e addirittura «un agente provocatore», perché nella trasmissione di Bruno Vespa sul caso Annozero non ho mandato anch’io affanculo Mauro Masi, ma mi sono limitato a criticarlo con toni gentili. Vorrei fare una osservazione e una domanda. L’osservazione me l’ha suggerita Saviano, il quale l’altra sera ad Annozero ha detto che se uno va in tv è bene che sia pagato perché solo se è pagato poi il pubblico e i commentatori hanno il diritto di criticarlo. Rivendico il lodo Saviano: io quando vado in tv non vengo mai pagato, e dunque non esiste il diritto di critica nei miei confronti! Taci o Telese!
La domanda è agli amici del Fatto è questa: ma questo Telese è omonimo di quel Luca Telese che fino a un annetto fa era una firma di punta del Giornale? Io personalmente da Berlusconi, in tutta la mia vita, ho preso 300 euro per un articolo che scrissi tre anni fa su Panorama. Ben pagato, devo dire. Quel Luca Telese omonimo di Luca Telese mi sa che ha beccato qualche euretto di più… Direte: ma il lavoro è lavoro, uno che fa il giornalista lo fa ovunque. Beh, io – che pure sono venduto a Berlusconi – quando me ne andai da Liberazione ebbi offerte di lavoro dal Giornale, da Libero, e dal Foglio, tutti quotidiani che ritengo rispettabilissimi, ma siccome erano giornali di destra, o comunque moderati, preferii accontentarmi dell’assegno di disoccupazione.
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Uri






avete detto…