Fini non parla al paese o al futuro, ha piuttosto rivisitato il passato
Niente di scandaloso, niente di fascinoso a Mirabello, capitale della prima Repubblica con vent’anni di ritardo. Un discorso troppo lungo, una lingua di legno ricca di frasi fatte. Un discorso tecnicamente a posto, politicamente anche abile, con il solito passaggio del cerino agli interlocutori. Nonostante la passionale reazione dei tifosi più accesi del Cav., e naturalmente dei colonnelli che gli furono amici, Fini non poteva che rispondere con brutale franchezza alla cacciata sua e dei suoi dal Pdl, e alla dura campagna condotta spietatamente per mesi, con toni molto offensivi se non proprio “infami”, che certe cattive abitudini claniste del suo entourage familiare hanno reso possibile. Ha avuto sangue freddo, il presidente della Camera, ha evitato quel che più teme: l’accusa di tradimento, fantasma moralistico degenere che nella politica italiana si agita nei cuori e nelle bocche dei peggiori lestofanti e traditori, che sanno bene di che cosa parlano.
Niente ribaltoni, Fini su questo è stato chiaro (e il passaggio sulla legge elettorale era di prammatica). Sebbene la proposta del patto di legislatura sia politicamente abbastanza per evitare agli interlocutori reazioni spropositate e forse autolesioniste (vedi l’editoriale qui sotto), è poco per dare un senso e una visione a un’avventura cominciata altrimenti che non come costituzione di una corrente, di un gruppo, di un partito. Fini era diventato interessante quando aveva reagito individualisticamente e con le idee all’isolamento politico cui lo avevano condannato l’astuzia seduttiva di Berlusconi e il suo disprezzo caratteriale per i suoi colonnelli. Un dissenso controllato, un’altra versione normalizzante della destra italiana: erano cose che valeva la pena di sperimentare nel dorato mondo del berlusconismo plebiscitario. Un discorso da leader di una piccola formazione che cerca spazio nella maggioranza o altrove segna un ritorno al passato. Poco charme.
Giuliano Ferrara
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Uri







Gianfranco Fini è un grande furbo. Ha fatto un discorso da perfetto capo dell’opposizione, ma rimane acquattato nella maggioranza per conservare i privilegi di cui gode: stare assiso sulla poltrona più alta di Montecitorio, controllare i lavori della Camera, mandare avanti le leggi che gli piacciono e boicottare quelle che non gli garbano, lasciare alcuni suoi uomini nel governo e quindi essere informato su quanto avviene in Consiglio dei ministri, continuare a stare a destra con un piede e con l’altro a sinistra per garantirsi gli applausi degli antiberlusconiani.
di vittorio feltri
ed è ancora giovane abbstanza e in buona salute.
A Mirabello si doveva parlare di cosa e’ e sara’ la destra italiana. C’e’ stata solo tattica, e’ mancata la visione. E (come sempre) Ferrara ha ragione.
wellcome stefano
Fini è sempre stato solo un “controcantista”: bravissimo a rispondere con tono e freddezza a qualunque interlocutore. Finchè una volta, non ricordo se a Porta a Porta o addirittuta al Maurio Costanzo Show, Solo contro Tutti, un’ oretta di silenzi, di frasi belle, ben costruite, da bel tema delle superiori ma senza contenuti. Una bella cravatta (però la porta uguale anche Bocchino).
Anche adesso di cosa ha parlato a Mirabello?
E poi non guarda mai davanti, sempre a destra o a sinistra aggiustandosi il bel nodo o il bel colletto.
Perchè non ci dicono cosa pensano davvero della economia, dell’ immigrazione, della scuola e poi se volete anche della giustizia?
Prende le distanze ma non dice mai cosa pensa, un pò come Bersani: cosa pensa Bersani?
Sanno solo gridare inni allo sviluppo economico. Perchè non cominciano loro ad avere qualche bella idea imprenditoriale: i finanziamenti li troverebbero in un attimo. Cosa dello sviluppo dipende dal governo, se non la manovra fiscale? Ma non è che per troppi anni abbiamo fatto le cicale, e che diventare formiche sia un processo di mutazione genetica impossibile. Ci vuole solo un domatore (Cav + Sen + Trem) che costringano le cicale a vivere come formiche.
Alla prox
D’accordo Fini non è simpatico come carattere umano. Tuttavia questa volta mi sembra che alcuni contenuti ci fossero: pensare una destra che nello stesso tempo abbia uno sguardo laico su temi civili come aborto o omosessualità e uno sguardo inclusivo su temi, secondo me fondanti, come l’immigrazione, senza cadere da un lato nel radicalismo corrente e dall’altro nel pietismo di chiesa, secondo me è una novità; così come, declinare il federalismo fiscale e i costi standard in maniera che possano essere accettati anche al sud, è forse l’unica maniera per far passare questa riforma. E più in generale, ha ripetuto una decina di volte che i contenuti sono quelli del programma elettorale del Centro destra: e che la divisione è sulla gestione del Pdl: davvero non si capisce perchè B. non vuole andare a verificare in parlamento se si tratta o no di bluff e se è vero che i flini votano i famosi cinque punti; o meglio purtroppo si capisce: Bossi punta alle elezioni per avere più voti, Berlusconi per avere il sangue del “traditore”: ma in politica è sempre un grave errore privilegiare la tattica (leggi eliminare gli oppositori interni), dimenticando la strategia (leggi portare a termine le riforme); riforme che purtroppo sono ferme da molto prima che iniziasse la faccenda di fini.