N on sta a me, che non appartengo al giro o
al controgiro, aggiungermi alle chiose del discorso di Fini a Mirabello. Però, avendolo ascoltato attentamente, ho due cose da dire. Riguardano il mondo, che mi è apparso, in quelle parole, lontano lontano. Come se
anche i discorsi più alti, nei momenti decisivi della politica italiana, fossero destinati a essere declamazioni, riferimenti, messaggi, ma tutti comprensibili solo
nel vicolo cieco del nostro localismo. Il mondo, nel discorso di Fini, è stato solo uno scenario ineluttabile di crisi economica finanziaria, che giustifica tagli dolorosi nel nostro bilancio, ma non autorizza a calarli su tutti allo stesso modo, e almeno le polizie, le famiglie monoreddito e la scuola andrebbero risparmiati.
Per il resto, il mondo della globalizzazione, della delocalizzazione, delle migrazioni, si è affacciato solo per qualche affermazione di principio, generica, sul tema dell’immigrazione. E per un passaggio, che è quello che mi ha colpito. Quando Fini, parlando degli attacchi a sé e alla propria famiglia, ha detto “lapidazione islamica”. Intanto, è sorprendente che tanta correttezza politica si lasci scappare un “islamica” accanto a “lapidazione” ……. ma forse, appunto, il discorso di Fini aveva altri orizzonti, e altri obiettivi, incurante di Putin o Lukashenko, di Chávez o di Lula. Infatti, non ha mai nominato l’Afghanistan, né l’Iraq.
E neppure Obama, che ha messo nell’angolo il Partito democratico, e guida gli States così così, come una ditta.
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Uri





avete detto…