14 lug 10

Ho scioperato, venerdì scorso. Insieme
con i miei colleghi, al 90 per cento della
stampa italiana, con le mie idee e le mie
perplessità. La giornata di silenzio è ser-
vita a far discutere di come siamo diven-
tati, e questo è un sicuro successo. Un
punto di partenza per riesaminare – ma-
gari in una occasione futura di dialogo
aperto e libero – il ruolo dell’informazio-
ne. Volendo, c’è un ordine del giorno fit-
to, e non soltanto intasato di veline pro-
venienti da uffici giudiziari. Ho pensato
alle notizie non date, alle pagine econo-
miche spesso imbarazzanti di tanti gior-
nali in prima linea, alle omissioni sulle
questioni bancarie, azionarie, alle follie
raccontate negli anni sui rendimenti dei
fondi azionari e altre quisquilie che di-
struggeranno e hanno distrutto già il fu-
turo di migliaia di famiglie. Le triple A,
le banche d’affari fighette, le certificazio-
ni aggiustate. Ho anche elencato – fru-
gando nella memoria – i ritratti agiogra-
fici e patinati di decine di capitani e ca-
valieri che servivano a fare abboccare i
risparmiatori gonzi. Mi pare che – contro
quel bavaglio –  nessuno abbia mai prote-
stato, tranne qualche associazione di con-
sumatori. Certo non i giornalisti, mai la
federazione. Di sicuro non i cronisti spor-
tivi o modaioli – piuttosto imbavagliati,
magari da contratti pubblicitari che ga-
rantiscono utili ai nostri editori – sempre
ovviamente al di sopra di ogni giudizio.
C’erano una volta tanti regali, tanti omag-
gi, qualche viaggio intorno al mondo, ve-
stitini e macchine a sbafo, i più dritti an-
davano in crociera o in albergo alle ter-
me.  Nessuno  di  noi  può  scagliare  una
pietra, nemmeno un sassolino di ghiaia.
Economia, sport, moda. Non si toccano.
Anche  del  cinema    e  dei  libri  si  parla
piuttosto  bene,  in  generale  i  recensori
pubblicano e scrivono anche loro. Al ri-
storante si mangia benissimo, vini e co-
smetici non fanno mai male, le medicine
degli inserti salute sono tutte miracolose
(vedi promozione accanto alla segnala-
zione, ormai sono senza pudore). Arredi,
cucine e mobili sono per definizione gra-
devoli e necessari. Cosa resta, di questi
tempi, da lapidare? Pensa e ripensa, non
rimane  che  la  vita  privata  della  casta.
Dossier,  ordinanze,  intercettazioni  rac-
contano – oltre ai reati, su cui è insoppor-
tabile la minima censura – anche piccole
o grandi debolezze. E’ lì, l’accanimento
funziona a 360 gradi, che i coraggiosi an-
ti bavaglio si scatenano più volentieri, in-
sieme a fotografi indiscreti e ad altre fi-
gure e figurine varie. Era necessario? Ro-
berto D’Agostino, inventore di Dagospia,
ritiene che sì, ogni personaggio pubblico
deve rispondere di quello che fa la notte
o nei ritagli di tempo libero. Una regola
che  vale  per  tutti  –  dal  presidente  del
Consiglio all’ex direttore di Avvenire, da
Piero  Marrazzo  a  Cosimo  Mele  –  e  che
viene dall’America, dal Regno Unito, da
Internet, dalla velocità delle comunica-
zioni. Filippo Ceccarelli, che ha chiama-
to “Suburra” il suo ultimo saggio sui let-
ti  del  potere,  crede  nell’eterno  ritorno
della decadenza, allude alla Roma dei
bordelli, delle taverne, delle bische: abi-
tata da lenoni, prostitute, commercianti,
ladri, tagliagole e anche da qualche per-
sona perbene. Siamo sempre stati uguali,
più o meno svaccati? E’ possibile. Nella
“Storia di Alice, la Giovanna d’Arco di
Mussolini” di Gianni Scipione Rossi, gli
informatori e le spie offrono al Duce ogni
genere di insinuazione come arma contro
nemici e avversari. Dobbiamo domandar-
ci – tuttavia – se questo destino, guardare
dal buco della serratura le alcove dei po-
tenti, inseguire trans ed escort per inter-
viste  esclusive,  sia  proprio  inevitabile.
Ho scioperato, ma vorrei continuare a di-
scuterne senza anatemi, sperando di non
dover  troppo  scrivere o parlare della vi-
ta privata e segreta degli altri.

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