da lanfrancopace a cicciociccio
La Germania che sembrava avere trovato armi di distruzione di massa, la Germania che “Haydn e fotti che qualche volta è meglio del lacrimevole tango”, la Germania che tanto è piaciuta al mio amato direttore che da arci-italiano non s’è tenuto dal bastonare i cani che affogano, Maradona e l’Argentina, la Germania come metafora “delle tempeste d’acciaio della barbarie civilizzata con cui noi, Peter Pan del ’68, abbiamo poche probabilità di conciliarci”, ipse dixit, questa Germania dunque si è finalmente levata dai “cojones”. Si è inchinata ai “più forti”, ha dovuto riconoscerlo anche il suo coach. Non maramaldeggio. E’ che sono contento. Nato in anni lontani e venuto su in una parte di secolo che tanti vorrebbero dimenticare e cancellare, e niente affatto “incinichito” né dalla vita che continuo a credere bella né dai soldi che non ho, continuo a diffidare fermamente della cosiddetta civiltà, barbarica o no, tempestosa o no. E’ vero l’arte, il talento, non innervati, non rafforzati dal duro quotidiano lavoro sono un insulto al Dio generoso che dona. Ma è vero anche che il duro lavoro quotidiano senza arte né talento è becera, inutile fatica, piace a comunisti vecchi e nuovi ma resta un’offesa alla condizione umana. Il talento, l’arte sono misteriosi e spesso opinabili, ma non nel calcio.
Dopo la partita, Luca Marchegiani, ex portiere e commentatore di Sky, ha raccontato di aver visto una volta i giovani del vivaio del Barcellona uscire dagli allenamenti: un lotto di bassi, stortignaccoli, gambe muscolose ma niente altro che alludesse alla possanza, allo strapotere atletico. Perché in fondo solo i piedi contano, diceva. E’ lì e solo lì il talento, lì e solo lì l’arte e la bellezza, nei controlli che non fanno rimbalzare la palla, negli stop a seguire che liberano lo spazio, negli assist al volo spalle alla porta, nei “dai e vai” che quando te ne accorgi quelli stanno già in porta, nei lanci da cinquanta metri che aprono le difese come scatole di sardine. In quello che fanno da anni Xavi e Iniesta e non si capisce perché non gli abbiano dato nemmeno un pallone in simil oro. In quello che faceva in un modo ancora ineguagliato Diego Armando Maradona. Cose che sono la deliziosa rivincita degli uomini normali, anzi medi, anche di quelli che hanno fame e non nuotano nel plasmon, che la Germania tutta muscoli e cannate non ha mai fatto e forse nemmeno potrà fare. Auf wiedersehen, amato direttore.
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Uri






avete detto…