28 giu 10

Brancher proprio non ci voleva! Che pasticcioni!

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6 commenti.

  • choki scrive:

    Pasticcioni ?
    Forse sarebbe meglio leggere: provocatori….

  • veneziani scrive:

    Presidente Berlusconi, sciolga la corte e riapra le iscrizioni alla classe dirigente del nostro Paese. Non perda tempo, lo faccia subito. Abbia il coraggio di tornare indietro su alcune nomine infelici, come quella di Brancher, cancelli i ministeri fantomatici, riveda i vertici del suo partito, faccia sloggiare gli abusivi, dal governo o dalle case dei preti, riconosca alcuni errori anche suoi personali e abbracci l’opera necessaria di una bonifica integrale. Si liberi dai collusi e dalle mezze calzette, o perlomeno li collochi al loro giusto rango, non ai vertici di ministeri, istituzioni e partiti.
    È quello l’unico modo, comunque il migliore, per disarmare i suoi nemici e i suoi falsi amici, per spiazzare le trame che si ordiscono nei palazzi e le alleanze che serpeggiano alle sue spalle. È quello il modo più efficace per fronteggiare le campagne e la caccia al berlusconiano che si è aperta nei tribunali. Non basta gridare al complotto, all’odio militante dei suoi nemici; come non basta, su altri versanti, deplorare la nascita delle correnti e la slealtà di alcuni ex amici. Bisogna fare un passo avanti, e lei che di coraggio ne ha sempre avuto, non può disarmare o barricarsi in un’autodifesa che rischia l’autocelebrazione. Lei è entrato nella storia del nostro Paese, non può ridursi a difendere il cortile della casa. So che è in guerra e ogni richiamo di questo tipo viene inteso come fuoco amico o diserzione; ma, mi creda, non remo contro, lo dico solo per il bene del suo governo, suo personale e prima di tutto per il bene di questo paesaccio che nessuna Padania, Toninia o Slovacchia potrà farmi odiare. Ha tre anni davanti a sé con un’ampia maggioranza e senza competizioni elettorali, ha ancora un seguito ed una fiducia personali molto alti anche se messi a dura prova dalle vicende del suo entourage. Non può giocarsi il consenso e l’agibilità. Se resta sulla difensiva, sotto assedio, alimenta i giochini alle sue spalle e fa un favore ai poteri opachi del nostro Paese che per comandare vogliono un premier ricattato, sotto schiaffo. In questi primi due anni ha fronteggiato bene la brutta crisi economica e finanziaria, ha cercato il più possibile di non gravare sugli italiani; il suo governo ha avviato qualche buona riforma, nell’economia con Tremonti, nella pubblica amministrazione con Brunetta, nel lavoro con Sacconi, agli interni con Maroni, colpendo come mai la criminalità organizzata, alla pubblica istruzione con la Gelmini; ha ottenuto qualche buon risultato negli esteri e nelle emergenze, anche se si è scoperchiato il pozzo nero della Protezione civile. Ma da Napoli all’Aquila non mi pare che le cose fatte siano andate così male.
    Però manca un disegno generale, una riforma strutturale, più volte annunciata; e manca soprattutto la voglia e la forza di cambiare la squadra. So che in lei contano molto anche i legami personali e perfino affettivi, so che a volte ragiona con categorie umane lontane dalla politica, e a volte eccede in generosità come in cinismo. Ma non può tenersi troppi cadaveri in casa, deve saper dire di no anche a chi ha avuto trascorsi importanti con lei e con la sua attività politica e imprenditoriale. Deve cambiare marcia, per evitare poi di fare marcia indietro o peggio marcia funebre per il motore fuso.

    Non credo che abbia bisogno di nuovi consiglieri, anche perché sono convinto che alla fine i consiglieri servono solo per farsi confermare nelle proprie decisioni; diventano ventriloqui dei suoi umori e si lasciano prendere da una strana sindrome mimetica, la sindrome di Zelig, si mettono a pensare con i suoi impulsi. Così non servono. Il problema dei problemi è rinnovare con urgenza la corte. Non solo quella bassa che provvede alle esigenze più servili, ma anche a quell’entourage che occupa o ha occupato ministeri e posti chiave. Abbia il coraggio d’incoraggiare l’uso delle dimissioni, come insegnano i casi Scajola o Innocenzi. Certo, c’è da distinguere tra fumosi attacchi e precise responsabilità, tra vere macchinazioni e reali misfatti; c’è da circoscrivere la zona oscura, se non infame, di alcune biografie e contestualizzarle, vedendo anche i lati positivi e le cose ben fatte; si tratta di paragonare quei percorsi complessivi a quelli dei rivali, e poi decidere. Si tratta di non lasciare l’iniziativa politica ai Bossi di dentro, ai Fini di mezzo e ai Di Pietro di fuori, e nemmeno di crogiolarsi con l’agonia indecente delle opposizioni. Ma si deve procedere contro il malaffare, tempestivamente, prima che il gallo canti.

  • choki scrive:

    Parole giuste, quasi suoni emessi da un disperato.
    ma parole probabilmente inutili,
    mentre il gallo si prepara a cantare.

  • LEGGO scrive:

    E per fare questo Presidente si faccia accompagnare da Federica Gagliardi (“che sventola” come diceva Fred Buscaglione)

  • paolot scrive:

    Ma è un circuito chiuso. Nessun re ha mai rinnovato, nè mai potrà rinnovare la sua corte: altrimenti resta nudo. Purtroppo penso che l’Italia (governo) sia un po’ come l’Italia (squadra): giocatori di classe vecchi, giovani emergenti modesti, allenatore rigido, nel complesso un’Italia senza infamia e senza lode; ma non da campionato del mondo (squadra), nè da scatto di reni (governo).
    P.S. Sono ancora vivo.

  • Nicola Porro TASSE E TAGLI: SI CAMBIA DI NUOVO
    Berlusconi dice che incontrerà i presidenti delle Regioni infuriati per i sacrifici imposti Ma intervenire non sarà semplice né privo di rischi. Viste anche le difficoltà del governo
    Se c’è una cosa che il governo non si può più permettere è procedere con un passo avanti e uno indietro. Anzi, diciamo meglio: non deve darne financo l’impressione. Se c’è un momento in cui non se lo può permettere è questo. Ieri il presidente del Consiglio ha detto che la manovra è da rivedere. Soprattutto nella parte che riguarda i tagli alle Regioni. È inutile girarci intorno: il premier questa manovra non l’ha mai sentita completamente sua. Anche se ritiene indispensabile farla. Perfetto, siamo con lui. Ma che non finisca in farsa, come per l’abolizione delle province. Abbiamo già scritto su queste colonne che la manovra fiscale pensata dal ministro Tremonti ci piaceva così così: troppo fisco, nascosto tra le sue pieghe, e pochi interventi di contenimento della spesa pubblica strutturali. La manovra vale 25 miliardi di euro per i prossimi due anni, di cui 8,5 miliardi riguardano tagli alle Regioni. L’Europa ha molto apprezzato questi numeri anche alla luce del fatto che in questi due anni siamo stati abbastanza rigorosi. Partivamo da un gradino di classifica molto basso, abbiamo recuperato solo perché gli altri paesi europei precipitavano.

    Se il premier riuscisse a migliorare la manovra, magari depurandola anche da alcuni suoi eccessi di polizia tributaria, sarebbe benedetto. Ma se la dichiarazione di ieri fa solo partire un balletto di rivendicazioni spendaccione, o un orgia di ritardi e rinvii, tanto vale tenersi, con i suoi difetti, la manovra già approvata. Banale, no.
    Il caso delle regioni è lampante. Stanno facendo un gran baccano, lamentando l’eccessiva onerosità dei tagli che le riguardano. Togliete una lira anche a Paperon de’ Paperoni e quello si arrabbia. Sulla riduzione della spesa pubblica assistiamo allo stesso effetto Nimby delle grandi opere pubbliche: tutti le vogliono, ma lontano da casa. Il filo del ragionamento regionale è simile: si tagli dove si spreca e non nel nostro cortile. E sì, bella idea. La «rozzezza» della manovra fiscale di tagliare in modo orizzontale senza grandi distinzioni non ci dispiace. Da queste parti l’idea di affamare la Bestia ( cioè lo Stato, nelle sue diverse articolazioni) vince su quella meno rigorosa di metterla a dieta. Si affami pure. Certo che alcune incongruenze le capiamo anche noi. La regione Lombardia negli ultimi due anni, caso più unico che raro, ha ridotto la sua spesa corrente di circa il 10 per cento. E il Veneto l’ha aumentata di poco. Accanirsi sui virtuosi è come togliere la zuppa ad un inappetente.

    Se Berlusconi sarà in grado di modulare i tagli sul merito, rendendo la manovra più generosa con le Regioni virtuose, e più avara con quelle spendaccione, ben venga. Altrimenti si rischia solo di far sballare i conti finali, e ci si riduce come al solito a recuperare i quattrini direttamente nelle tasche dei cittadini. Una cura peggiore del male.

    Vedremo come Berlusconi se la caverà. Ma il terreno su cui si sta muovendo è molto scivoloso. Il governo si è recentemente ficcato in una tale serie di pasticci, che si rischia di aprire un nuovo fronte. Il gioiello della Protezione civile, che un risultato a casa lo portava sempre, è in mezzo ad indagini giudiziarie che non sembrano campate in aria. La legge sulle intercettazioni, il bavaglio lo ha messo solo all’attività dell’esecutivo. Il ministro Brancher non si è ancora capito che ministro sia, ma si è capito perfettamente a cosa puntasse. E la Lega, un tempo almeno lei monolitica, si mette a litigare anche al suo interno. Insomma, in un clima di questo tipo il premier non deve commettere neanche un passo falso. Soprattutto quando si tratta di quattrini. Non si scherza con la gente, con l’Europa e con Tremonti.




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