29 giu 10

DINO COFRANCESCO
Gad Lerner è un giornalista che trasuda intellighentsia da tutti i pori. Nell’articolo
pubblicato ieri su “Repubblica” – quotidiano, come si sa, dei poveri di San Gennaro –
ha fatto una scoperta sconvolgente: il capitalismo crea mostruose ineguaglianze di
reddito! Per la verità, lo sapevano anche i grandi liberali dell’800 e del ‘900 che
difendevano il mercato non per la sua capacità di realizzare l’uguaglianza su questa
terra, ma per quella di produrre una quantità elevata di beni e di merci di cui, alla
lunga, avrebbero beneficiato tutte le classi sociali. Forse, non avevano previsto i cicli
e non avevano dato troppo peso alle congiunture sfavorevoli, certo avevano le idee
molto chiare sul fatto che nessun altro sistema economico sarebbe stato in grado di
far meglio. 
L’ACQUA CALDA 
Comunque anche quella dell’acqua calda è una scoperta, specie quando è
corredata da cifre. Berlusconi, scrive Lerner, «ha percepito nel 2009 un reddito pari a
11.490 volte il reddito di un operaio di Pomigliano d’Arco», «ha guadagnato nel 2009
due volte (e più) il monte salari dell’intero stabilimento al centro della drammatica
vertenza che sta rimettendo in gioco le relazioni sindacali del paese». Ma c’è un
Paperon de’ Paperoni «minor» che, nello stesso periodo, ha percepito redditi
nettamente inferiori ma non meno sconvolgenti. È «l’amministratore delegato della
Fiat Sergio Marchionne» il cui «compenso di 4 milioni e 782 mila euro» risulta «pari a
435 volte il reddito di un so dipendente di Pomigliano». Il commento dell’articolista è
tranchant: «Credo non sia più possibile discutere di giustizia sociale e di
redistribuzione del reddito, ma anche di economia e finanza, prescindendo da queste
nude cifre. Da una ventina d’anni la parola egualitarismo è proibita nel dibattito
pubblico, demonizzata alla stregua di un’ideologia totalitaria». 
Già, una follia nell’ottica di Lerner e dei suoi amici del “Manifesto” masi tratta di
una pazzia non priva di metodo. Forse l’egualitarismo è visto come l’anticamera del
totalitarismo perché, essendo gli uomini, con buona pace di Rousseau, nati
“disuguali”, per renderli uguali, occorre dare ai segretari generali «regolarmente
iscritti al Partito» una somma tale di poteri da rendere i livellatori «più uguali degli
altri». 
Con grande gaudio del Cavaliere, però, il bersaglio della sinistra antagonista ma
«in doppio petto», così generosamente ospitata da “Repubblica”, non è lui, ma il Pd.
«Pervenuta, sia pure per brevi periodi, al governo del paese, la classe dirigente della
sinistra si è legittimata attraverso l’accettazione della cultura di mercato», finendo per
ritenere «l’incremento delle disuguaglianze così a lungo giustificabile o comunque
accettabile, a chi le subiva». Ne è risultatoun fenomenoscandaloso, la tendenza dei
cetimeno abbienti ad affidarsi ai leader populisti della destra, nella «speranza fallace
che l’arricchimento di pochi generasse maggior benessere di tutti». 
IDEE POCO CHIARE 
È difficile immaginare quale modello economico alternativo al capitalismo abbia in
mente Lerner che pur riconosce, bontà sua, «il fallimento del comunismo». Quello che
è certo, però, è che deve avere le idee abbastanza confuse se, accusando la destra di
proporre «alle masse una visione strabica della disuguaglianza», scrive che essa
«addita al pubblico ludibrio di volta in volta i suoi avversari simbolici, come gli alti
magistrati e i dirigenti ministeriali. Ma si guarda bene dal prendersela con i redditi da
capitale, con le rendite finanziarie, con i compensi dei manager che appartengono al suo  sistema di potere». Lerner trascura, infatti, un piccolo dettaglio: i privilegi
della casta politica, giudiziaria, amministrativa, gravano sulle tasche di tutti noi, in
quanto cittadini, i guadagni congiunturali (e sicuramente eccessivi) di imprenditori,
banchieri, manager gravano sui consumatori di prodotti industriali, bancari etc.
Nessuno è obbligato ad acquistare vetture, azioni o altri beni di consumo ma nessuno
può sottrarsi al fisco. Un liberale, pertanto, nonsi scandalizza seuncalciatore o un
personaggio dello spettacolo percepisce redditi un tempo riservati a principi e
granduchi: a indignarlo è il vedere che la classe dirigente ha i più alti stipendi del
mondo e i “rendimenti” più bassi e che le squadre di calcio, i registi e produttori non
debbono i loro proventi al mercato ma al sostegno, diretto o indiretto, degli enti
pubblici. Ovvero ai soldi di chi da anni non mette piede in un cinema o in uno stadio. 

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2 commenti.

  • Dice che l’avvocato Gianni Agnelli è stato l’uomo più importante della sua vita.
    Dice che era un italiano di quelli come non se ne trovano più, intelligente, ironico, attivo. Dice che ai tempi dell’Avvocato, in Italia, c’era la voglia di conoscere, di vivere, di comunicare e di sognare. Dice che gli incontri con l’Avvocato erano occasioni preziose, che parlargli arricchiva lo spirito, e che lui sì, era un vero signore. Dice che, senza Avvocato, questo maledetto strapaese ormai si è chiuso in casa, al Billionaire, o dentro le automobili cafone e si limita a guardare la tivù. Dice che, d’altra parte, con l’esempio che dà Berlusconi, non potrebbe essere diversamente, visto che passa il suo tempo a truccarsi come un attore, “anzi, come un’attrice”. Ho appreso in questo modo, ne converrete, abbastanza traumatico, che Gad Lerner è biondo, ha le tette grosse e si fa ormai chiamare Anita Ekberg.

  • choky scrive:

    non è stato innamoramento, ma solo massimo apprezzamento per uno stile d’uomo che,é vero, si incontra sempre meno…o tempora o mores
    Essendo io Cane, quando vedo un bracco di Weimar (il cane di Goethe), grigio -marrone, occhi verdi corpo sinuoso e muscoloso, anche se sono un cane maschio, mi piace e lo guardo ammirandolo.Poi magari lo mordo pure un po’….ma giusto per far conoscenza.
    Anche se preferisco l’Anita Eckberg in ottoemezzo.
    E da Cane, capisco Lerner, eccome !




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