Dall’inizio dell’anno Barack Obama ha autorizzato 37 bombardamenti con i droni sull’alleato Pakistan, operazioni analoghe nello Yemen, un surge militare in Afghanistan, non ha chiuso Guantanamo, ha dato ai suoi licenza di uccidere senza processo un cittadinoamericano, l’imam Anwar al Awlaki, e ha approvato un piano di estensione delle operazioni clandestine che il New York Times ha rivelato all’inizio di questa settimana, senza essere smentito. Se continua così, il premio Nobel per la Pace batterà il suo recorddi 53 operazioni aeree nelle zone tribali del Pakistan stabilito nel 2009; George W. Bush, con le sue 36 operazioni nel2008, era poca cosa al confronto, ma Repubblica dice comunque che la dottrina di Obama annunciata due giorni fa “sconvolge decenni di dottrina strategica” e che rispetto ai testi dell’era Bush “la distanza è abissale”.In effetti la distanza c’è. Il presidente americano ha sacrificato la possibilità di dare giudizi morali sull’altare di un compromesso pragmatico che tradotto in termini comprensibili significa bombardare con i droni, fare operazioni clandestine, fare pressioniper aumentare il budget del Pentagono e continuare i processi ai detenuti di Guantanamo con le corti militari istituite da Bush. Il documento sulla sicurezza nazionale che Repubblica definisce “visionario” è l’esatto opposto di una visione complessiva; è unsaggio strategico sul piccolo cabotaggio immerso nel consueto brodo politicamente corretto. Obama cambia i nomi e lascia le cose. Niente più “guerra al terrore”, soltanto bombardamenti con i droni; niente più processi militari, tranne quando non nepossiamo fare a meno; niente extraordinary rendition, ma a volte sono necessarie. Il visionario non è Obama,ma chi lo commenta.
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