30 mag 10

Dall’inizio dell’anno Barack Obama ha autorizzato 37  bombardamenti con i droni sull’alleato Pakistan, operazioni analoghe nello Yemen, un surge militare in Afghanistan, non ha chiuso Guantanamo, ha dato ai suoi licenza di uccidere senza processo un cittadinoamericano, l’imam Anwar al Awlaki, e ha approvato un piano di estensione delle  operazioni  clandestine  che  il New York Times ha rivelato all’inizio di   questa   settimana,   senza   essere smentito. Se continua così, il premio Nobel per la Pace batterà il suo recorddi 53 operazioni aeree nelle zone tribali del Pakistan stabilito nel 2009; George W. Bush, con le sue 36 operazioni nel2008,  era  poca  cosa  al  confronto,  ma Repubblica dice comunque che la dottrina di Obama annunciata due giorni fa “sconvolge decenni di dottrina strategica” e che rispetto ai testi dell’era Bush “la distanza è abissale”.In effetti la distanza c’è. Il presidente americano ha sacrificato la possibilità di dare giudizi morali sull’altare di  un  compromesso  pragmatico  che tradotto in termini comprensibili significa bombardare con i droni, fare operazioni clandestine, fare pressioniper aumentare il budget del Pentagono e continuare i processi ai detenuti di  Guantanamo  con  le  corti  militari istituite da Bush. Il documento sulla sicurezza nazionale che Repubblica definisce “visionario” è l’esatto opposto di una visione complessiva; è unsaggio strategico sul piccolo cabotaggio immerso nel consueto brodo politicamente corretto. Obama cambia i nomi  e  lascia  le  cose.  Niente  più “guerra al terrore”, soltanto bombardamenti con i droni; niente più processi militari, tranne quando non nepossiamo fare a meno; niente extraordinary rendition, ma a volte sono necessarie. Il visionario non è Obama,ma chi lo commenta.

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