30 mag 10

Amnesty International si era guadagnata un prestigio fondato sulla capacità di denunciare le violazioni dei diritti umani sotto tutte le bandiere ed è anche per questo che la lettura del rapporto sull’Italia di questa organizzazione desta tanta sorpresa e tanta  irritazione. L’immagine  di  un paese che butta a mare chi tenta di raggiungere le sue sponde, che sottopone i rom a un trattamento sostanzialmente discriminatorio o razzista, nelle cui carceri si esercita metodicamente la tortura da parte delle Forze dell’ordine, appare del tutto insensato a chi in Italia ci vive.
E’  evidente  che  non  è  “illegale” sgomberare campi rom non autorizzati, ma è illegale costituirli, in Italia come in qualsiasi altro paese. E’ altrettanto evidente che la responsabilità delle tragedie delle carrette del mare è del racket che sfrutta gli immigrati clandestini, così come non si può imputare all’Italia il fatto che altri paesi, nel caso specifico la Libia, non abbiano un sistema di asilo accettabile. Alla Libia, peraltro, è stato attribuito più volte un ruolo preminente nella struttura delle Nazioni Unite per la garanzia dei diritti umani, il che significa che,  caso  mai,  non  è  solo  l’Italia  a chiudere un occhio sulle sue vistose deficienze in questo campo. Episodi di violenza su detenuti sono assolutamente marginali e vengono perseguiti dalla giustizia italiana senza alcuna copertura da parte degli organi politi-
ci. Questa è la realtà di un paese impegnato in una difficile opera di contrasto dell’immigrazione clandestinae di integrazione di quella legale. Un paese nel quale non tutto funziona alla perfezione, naturalmente, al quale possono  servire  anche  critiche  puntuali. Se invece lo si dipinge come una sorta di gigantesco lager si perde, e gravemente, di credibilità.
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