30 mag 10

Ha sostenuto di recente un autorevole analista americano che oggi sarebbero due le grandi potenze mondiali: gli Stati Uniti e Moody’s. La prima economia del pianeta e l’agenzia di rating hanno una capacità in comune: quella di influenzare l’andamento
dei mercati globali con il solo uso della  parola.  Quest’analisi,  per  quanto confermata dalle recenti turbolenze post Lehman Brothers, ha bisogno di un aggiornamento alla luce di ciò che è  avvenuto  questa  settimana  nelle Borse mondiali. Mercoledì è stato sufficiente un silenzio di qualche ora da parte delle autorità cinesi per far crollare le piazze finanziarie europee e americane, indebolendo l’euro rispetto  al  dollaro  come  non  avveniva  da quattro anni a questa parte. E questo solo  perché  Pechino  ha  tardato  a
smentire un’indiscrezione del Financial  Times,  secondo  la  quale  la  Repubblica popolare – temendo le conseguenze  della  crisi  del  debito  nel Vecchio continente – sarebbe intenzionata a rivedere il proprio portafoglio di debito, vendendo titoli europei.
A smentita ufficiale avvenuta, giovedì le Borse hanno invertito la rotta, chiudendo invece in forte rialzo.
Pechino  è  ormai  consapevole  di possedere questa nuova forma di “soft power”, che le deriva essenzialmente dalle sue enormi riserve valutarie e dal suo status di potenza creditrice.
Le autorità dell’ex impero celeste non hanno  mancato  di  esercitare  anche consapevolmente la loro rafforzata influenza, quando per esempio hanno espresso  pubblicamente  una  certa “preoccupazione” per lo stato dell’economia americana. Gli effetti delle
parole, come quelli del silenzio, ricordano al mondo il nuovo status internazionale  della  Cina,  molto  meglio  di quanto non facciano le infinite serie positive degli indicatori statistici.
...se ti piace, condividilo!
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • email
  • Live
  • RSS

Filed under: Economia,Finanza,Politica
Trackback: Uri




Lascia un commento

*